Moronese(M5S), Ecomafia: ‘Le commissioni d’inchiesta inizino da Cava Cesque di Falciano del Massico’

La notizia di oggi è che l’Antimafia ha effettuato una confisca del valore di 100 milioni di € ad un imprenditore collegato al clan dei Casalesi. Ebbene nel 2015 sottoposi a due commissioni d’inchiesta in Parlamento, Antimafia ed Ecomafie, una corposa documentazione consistente in una relazione da me redatta, documentata da migliaia di pagine, relativa agli affari dell’imprenditore in oggetto e di come questi soggetti legati alla camorra fossero riusciti, ad ottenere la possibilità di utilizzare una cava per estrazioni, ovvero nello specifico Cava Cesque, in mancanza delle autorizzazioni necessarie, ricevendo un’autorizzazione unica ambientale, non soltanto con il parere negativo dell’ARPAC e del Genio Civile, ma anche in assenza di autocertificazione Antimafia.

La mia richiesta fu sottoscritta da tutti i parlamentari del M5S presenti nelle rispettive commissioni, e le commissioni interpellate Antimafia ed Ecomafie, risposero positivamente, facendomi sapere che se ne sarebbero occupate

M5S: Due commissioni di inchiesta parlamentare indagheranno nel casertano

Da dove nasce il nostro interessamento per questi fatti?

Dalle segnalazioni ricevute dai cittadini, e dal comitato locale, che a seguito di diversi incontri mi fornirono gli elementi per studiare la questione. I cittadini hanno da sempre lamentato, i problemi che derivano dall’attività di questa cava, relativi all’inquinamento e alle polveri che produce che si riversano sia sulla cittadina di Falciano del Massico, provocando problemi di salute enormi, sia sulle coltivazioni pregiate che sono presenti su tutto il territorio, anche a ridosso della cava stessa https://youtu.be/v_PROBDZnDs

Perchè le commissioni non se ne sono occupate?

Nel corso degli anni, ho ripetutamente sollecitato i Presidenti delle Commissioni, che avevano messo nero su bianco il loro impegno, affinché si occupassero di questi problemi, ed ho sempre ricevuto da loro risposte positive, ci rispondevano che si sarebbero messi a lavoro, ma poi nei fatti nulla è successo.

Cava Cesque di Falciano del Massico a breve in Ecomafie

Cosa fare adesso?

Personalmente sono molto rammaricata del fatto che ben 2 commissioni bicamerali, non siano riuscite a lavorare ad un problema così serio, che riguarda l’ambiente e la camorra nel nostro territorio. Pur rendendomi conto della mole di problemi enormi che affliggono l’Italia tutta, non è ammissibile che una commissione prenda l’impegno di effettuare un lavoro e poi non lo porti a compimento.
Per questi motivi ritengo che non appena le nuove commissioni si riuniranno, nella legislatura che sta per nascere, si occupino di queste questioni perché lo devono a questi cittadini che attendono delle risposte.
A tal proposito è utile e doveroso ricordare che la Cava Cesque è stata inserita tra i siti potenzialmente contaminati attenzionati dalla Procura della Repubblica di Santa Maria Capua Vetere, nella relazione consegnata alla commissione Ecomafie il 25 Ottobre 2017, dove nel dossier la stessa Procura parlava di “degrato ambientale gravissimo” riferendosi all’intera provincia di Caserta

Moronese(M5S): A Caserta e provincia, degrado ambientale gravissimo, la conferma nel dossier della Procura consegnato alla commissione ecomafie (Doc)

Da parte mia come sempre sarò li a sollecitare ancora una volta che ciò avvenga, bisogna chiarire una volta per tutte come è stato possibile che la camorra sia riuscita a fare i suoi sporchi affari, senza che le istituzioni intervenissero.

http://napoli.repubblica.it/cronaca/2018/03/15/news/camorra_confisca_da_trenta_milioni_al_clan_dei_casalesi-191324757/

Cava Cesque: due commissioni di inchiesta indagheranno nel casertano su reati ambientali e camorra – 01.04.2015

Grazie all’interessamento del Movimento 5 stelle le Commissioni bicamerali che si occupano di Ecomafie e di Antimafia hanno ufficialmente dichiarato che avvieranno un’istruttoria sulla vicenda della Cava Cesque, nel casertano. Vogliamo accendere i riflettori mentre si è ancora in tempo: i deputati e i senatori Cinque Stelle e i comitati dei cittadini di Falciano del Massico hanno tenuto una conferenza stampa per illustrare questa vicenda.

La cava – hanno spiegato il vicepresidente della Camera M5S Luigi Di Maio, Vilma Moronese, membro della Commissione Ambiente al Senato, Paola Nugnes, membro della commissione Bicamerale sulle Ecomafie, Giulia Sarti, componente della commissione bicamerale Antimafia e Valeria Ciarambino, candidata presidente M5S alla Regione Campania – è stata sottoposta più volte a sequestro per reati che riguardavano lo sversamento illecito ed il miscelamento di rifiuti pericolosi.

“Non solo – ha spiegato Moronese – il titolare della cava risulta essere un affiliato al clan dei Casalesi, famiglia Schiavone, in quanto metteva stabilmente a disposizione della famiglia i propri impianti di produzione del calcestruzzo e le proprie strutture societarie, ottenendo, di contro, dall’organizzazione mafiosa, l’ingresso nel novero delle aziende oligopoliste presenti sul mercato casertano”. La cava, inoltre, è stata sottoposta a sequestro prima parzialmente nel 2005 e, nel 2009, è stato sottoposto a sequestro l’intero sito di cava e l’annesso impianto di frantumazione.

Si tratta di una questione di particolare interesse sia dal punto di vista ambientale, poiché legata alle eco-mafie e alle vicende connesse alle notizie di reato per inquinamento di falde acquifere e per lo smaltimento illecito di rifiuti pericolosi, sia al fenomeno mafioso per la irregolare applicazione delle procedure di controllo antimafia.

La Cava Cesque è stata, infatti, oggetto di inquietanti vicende giudiziarie che hanno riguardato direttamente il suo titolare, sottoposto a misure cautelari personali e patrimoniali, nonché oggetto di compromesse vicende procedimentali legate al rilascio di permessi e autorizzazioni amministrative.

Più dettagliatamente, dai dati e dalla documentazione in possesso, risulterebbe che il titolare della Cava secondo la Direzione Investigativa Antimafia di Napoli, operazione luglio 2014, sia da considerare un affiliato al clan, fazione Bidognetti – Iovine, in tale occasione è stato disposto sequestro di beni per un valore di circa 100 milioni di euro.

I sigilli di sequestro hanno riguardato una decina di aziende, 81 immobili, tra cui due appartamenti nel Modenese, 29 tra auto motoveicoli e numerosi rapporti finanziari.

Secondo le indagini degli investigatori della DIA, l’imprenditore colpito dal provvedimento di sequestro, «era il punto di riferimento del clan dei Casalesi, famiglia Schiavone, in quanto metteva stabilmente a disposizione della famiglia i propri impianti di produzione del calcestruzzo e le proprie strutture societarie, ottenendo, di contro, dall’organizzazione mafiosa, l’ingresso nel novero delle aziende oligopoliste presenti sul mercato casertano».

Il titolare della ditta ECLA è stato sottoposto ad arresto, sia in quanto accusato di sversamento illecito e miscelazione di rifiuti pericolosi e violazione dei sigilli dell’autorità giudiziaria; sia perché coinvolto nell’operazione denominata “Il Principe e la Ballerina” che vedeva implicato anche l’ex sottosegretario all’economia Nicola Cosentino.

La cava Falciano, inoltre, è stata sottoposta a sequestro prima parzialmente nel 2005, e, successivamente, nel 2009 è stato sottoposto a sequestro l’intero sito di cava e l’annesso impianto di frantumazione.

Quanto all’attività estrattiva risulterebbe che la società ECLA nonostante abbia presentato in data 7 gennaio 1986 istanza di prosecuzione per l’esercizio di attività estrattiva ai sensi della legge regionale Campania n.54 del 1985, ha sino ad oggi operato senza aver mai avuto un’autorizzazione formale all’attività estrattiva, essa ha agito in un regime derogatorio delle regole procedimentali ordinarie, con l’applicazione di continue proroghe dei termini previsti dalla legge per lo svolgimento delle attività.

Dai documenti in possesso emergerebbe, tra l’altro, che alla ditta ECLA è stata rilasciata in data 07/08/2014 l’Autorizzazione Unica Ambientale( AUA n. 1/2014 – Reg. SUAP prot. 4219 del 07/08/2014) nonostante le incompletezze istruttorie e i pareri negativi ricevuti.

Infatti, nonostante, il parere negativo del Genio Civile di Caserta circa la non possibilità di avviare un attività insalubre nella cava Cesque, il parere negativo dell’Arpac circa lo scarico delle acque reflue e la comunicazione della Regione Campania sull’archiviazione dell’istanza della ditta ECLA per la continuazione delle emissioni in atmosfera siano determinanti , l’AUA è stata rilasciata non tenendo conto neppure della mancanza dell’auto-certificazione antimafia.

Considerato quanto emerso, con particolare riferimento alla figura del socio accomandatario Letizia Alfonso ormai compromessa dalle suddette vicende processuali, viste le anomalie procedurali amministrative, nonché i possibili danni di carattere ambientale e sanitario che derivano dalla continua immissione di polveri di silicio da parte dello stabilimento è necessario fare luce sulla vicenda.

La Cava Cesque

 

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