Rapporto Ecomafie 2018: Moronese(M5S) oltre la responsabilità istituzionale tutela dell’ambiente obiettivo di vita

Oggi ho partecipato come relatrice alla presentazione del rapporto Ecomafia 2018 di Legambiente dove ho fatto le mie proposte per agire con ancora più forza contro i crimini ambientali e anche contro gli incendi degli impianti di trattamento dei rifiuti.

Per chi come me proviene da una provincia come Caserta, ultima nella classifica nazionale per qualità della vità, e dalla Campania dove secondo i dati dell’istituto superiore della sanità l’aspettativa di vita è di ben 4 anni inferiore rispetto al resto d’italia, capirete bene che la tutela dell’ambiente e la lotta alle ecomafie assume un obiettivo per me che và oltre la responsabilità istituzionale ma diventa un obiettivo di vita.

La mia provincia è assieme a quella di Napoli quella con la densità mafiosa più alta di tutta la Campania dove i clan sono iper attivi nello smaltimento illecito dei rifiuti, ma anche nel trasporto e nell’assegnazione delle gare sulla gestione rifiuti, come risulta dall’ultimo rapporto semestrale dell’Antimafia.

Con l’attività svolta nella scorsa legislatura, un dato è emerso in maniera netta e inequivocabile, come ricorda spesso il Ministro Sergio Costa, e cioè che non esiste solo la Terra dei Fuochi campana, ma ad essere Terra dei Fuochi è tutta l’Italia.
In ogni regione, in ogni provincia, si verificano e si ripetono sempre le stesse problematiche.

Un esempio di questo, riportato in maniera chiara anche dal Rapporto Ecomafie 2018, è la recrudescenza in questo ultimo anno degli incendi divampati negli impianti industriali di trattamento dei rifiuti.
Addirittura sono più prevalenti al Nord rispetto al Sud.

Per capire la frequenza con cui prendono fuoco, ne abbiamo avuti 5 grossi negli ultimi quattro mesi e 2 nel solo mese di Luglio che è appena iniziato .

Questi sono gli ultimi impianti che sono andati a fuoco

San Donà – Venezia – 24 Aprile
Battipaglia – Salerno – 25 Giugno
Druento – Torino – 28 Giugno
San Vitaliano – Napoli – 01 Luglio
Piediripa – Macerata (Marche) – 06 Luglio

E allora io voglio partire proprio da una situazione locale che però è simile a tante altre, ma che studiandola da vicino fa comprendere come “il sistema” che ruota attorno a questi disastri sia sempre lo stesso e questo serve a farci comprendere dove è ancora necessario agire a livello normativo e giudiziario per porre fine a quello che risulta essere il cuore pulsante dell’economia criminale.

Nel Luglio 2017 a Bellona, sempre nella mia provincia, quindi Caserta, un’impianto di stoccaggio rifiuti speciali e pericolosi (ILSIDE), saturo di qualsiasi tipo di rifiuto: plastiche derivanti dalla raccolta differenziata, rifiuti cimiteriali, amianto e a liquidi pericolosi, è andato a fuoco, per la seconda volta, il primo incendio ci fu nel 2012.

Pensate che sono stati necessari più di 4 giorni per domare le fiamme e ancora oggi a distanza di 1 anno, il sito non è stato messo in sicurezza e ci sono i cumuli dei rifiuti sepolti dal terreno ancora fumanti, sembra incredibile ma vi assicuro che è così.

Partendo da questa esempio, cerchiamo allora di analizzare quali sono i problemi che abbiamo riscontrato e che secondo me ritroviamo anche nel caso di tanti altri incendi ad altri impianti di trattamento rifiuti :

1) Difficoltà a stabilire le cause dell’incendio. Dimostrare che vi sia stato il dolo in caso di un incendio è una cosa molto complessa soprattutto in mancanza di videosorveglianza o elementi certi, tipo il ritrovo dell’innesco. Quindi i responsabili quasi sempre restano impuniti, o vengono raggiunti da una condanna lieve per incendio.

2) Scarsità o addirittura mancanza di controlli ambientali da parte degli enti preposti: Provincia e Regione.

3) Coinvolgimento di società e soggetti che spesso risultano avere o aver avuto già procedimenti in corso per danni ambientali, quindi la reiterazione del reato.

4) Impossibilità nell’escussione della fidejussione. E’ stato dichiarato in questo caso specifico (ILSIDE) dagli stessi funzionari della Regione Campania che la polizza “non c’è perchè non si trova”. Come sapete le fidejussioni sono delle assicurazioni, che intervengono in caso di danno ambientale riparando economicamente al danno provocato dall’impianto. Ad esempio in un caso simile i soldi della fidejussione si sarebbero potuti utilizzare per la messa in sicurezza del sito, cosa ad oggi mai avvenuta. Facendo una semplice ricerca è possibile riscontrare che quello del fenomeno delle fidejussioni false emesse nei confronti di enti pubblici come Comuni e Regioni, è molto frequente e diverse sono le operazioni delle Procure che lo hanno dimostrato. Questo dimostra che oltre al danno ambientale che ovviamente ci interessa moltissimo da vicino, le ripercussioni negative che si hanno anche sulle altre amministrazioni sono talmente elevate che non è più solo una questione di competenza del Ministero dell’Ambiente ma anche di altri Ministeri.

Alcune mie PROPOSTE:

  • serve rendere la legge 68/2015 ancora più incisiva e dura verso coloro che si macchiano di reati ambientali

  • serve modificare la legge 152/2006 per rendere i controlli degli enti locali efficienti e prevedere se necessario sanzioni per i funzionari inadempienti

  • serve prevedere il Daspo per i reati ambientali, come più volte evidenziato dal Ministro Costa

  • controlli continui e serrati sulle fidejussioni per recuperare il capitale economico per procedere alla bonifica dei territori

Ho voluto esporre alcune proposte partendo da un esempio concreto perché è inaccettabile che assistiamo ogni giorno a disastri ambientali a cui non riusciamo ancora a mettere un freno e a rimediare.

Prima di concludere, permettetemi di fare ancora alcuni ringraziamenti.

Oggi è intervenuto qui il Procuratore Nazionale Antimafia Cafiero de Raho cui ne seguo sempre il lavoro con estrema attenzione, ebbene permettetemi di ringraziare i tantissimi Procuratori e le Procure che su tutto il territorio nazionale svolgono un lavoro egregio e con mille difficoltà, a loro và davvero il ringraziamento di tutti noi.

Un saluto tengo a farlo anche ai Vigili del Fuoco perché sono quelli a cui ci affidiamo sempre quando c’è un’emergenza ambientale, e voglio qui sottolinearne la loro grande generosità e professionalità.

Io sono certa che collaborando tutti insieme, possaiamo davvero contrastare in maniera netta i crimini ambientali e assicurare alla giustizia gli ecocriminali, potendo questa volta contare anche sull’esperienza del Ministro Costa che lo ha già fatto per circa 30 anni nella sua precedente attività di Generale del Corpo Forestale dello Stato, un corpo ambientale che ha fatto tanto per la tutela dell’ambiente.

Vi ringrazio e auguro a tutti noi un buon lavoro, Grazie.

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LUNEDÌ 09 LUGLIO 2018 20.03.01
Ecomafie: Moronese (M5s),inasprire pene per reati ambientali

Ecomafie: Moronese (M5s),inasprire pene per reati ambientali (ANSA) – ROMA, 9 LUG – “Con l’attività svolta nella scorsa legislatura è emerso che non esiste solo la Terra dei Fuochi campana, ma ad essere interessato è tutto il Paese, da nord a sud. In questi anni abbiamo riscontrato come in tutte le regioni si verificavano e si ripetono sempre le stesse problematiche”. Lo ha affermato la Presidente della commissione ambiente al Senato, Vilma Moronese a margine del convegno di presentazione del Rapporto Ecomafie 2018. “Per quanto riguarda gli incendi divampati negli impianti industriali di trattamento rifiuti, per esempio, nell’ultimo anno – ricorda Moronese – quelli più prevalenti si trovano al Nord anziché al Sud. Ne abbiamo avuti 5 grossi negli ultimi quattro mesi e 2 nel solo mese di luglio che è appena iniziato. Il sistema criminale ruota attorno a questi disastri ecco perché è necessario agire sia a livello normativo che giudiziario per porre fine a quello che risulta essere il cuore pulsante di questa economia”. Per quanto riguarda le proposte “serve rendere la legge 68/2015 ancora più incisiva e dura verso coloro che si macchiano di reati ambientali – rileva Moronese – Serve modificare la legge 152/2006 per rendere i controlli degli enti locali efficienti e prevedere se necessario sanzioni per i funzionari inadempienti. Prevedere il Daspo per i reati ambientali, come più volte evidenziato dal Ministro Costa. Controlli continui e serrati sulle fideiussioni per recuperare il capitale economico per procedere alla bonifica dei territori”.(ANSA). DR-COM 09-LUG-18 20:01 NNN

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