L’Ilva è una bomba ed esploderà in mano a Renzi (10° decreto legge) M5S vota NO

MORONESE (M5S). Signor Presidente, siamo giunti, per precisione, al decimo provvedimento riguardante l’ILVA; ognuno di decreti ha avuto un nome: salva ILVA, salva Riva, ammazza Taranto, salva ILVA-bis e così via.

Quello di cui stiamo discutendo oggi, che il Governo ha avuto la sfacciataggine di presentare, lo ribattezzerei la bomba! Infatti, il decreto-legge in esame, come tutti gli altri, non ha risolto nulla, ma ha accentuato e peggiorato tutto quello che si poteva peggiorare: dove si potevano fare ulteriori danni li fa, proprio come una bomba che esplode. A nulla servirà il tentativo di accollare il disastro a qualcun’altro, come sta tentando di fare Renzi con i suoi Ministri: la bomba, caricata di tutti i problemi ambientali e sociali, esploderà proprio nelle sue mani.
Per Taranto e la Puglia la situazione è infatti drammatica: a Taranto l’ILVA ha compromesso per sempre l’ambiente e la salute dei cittadini; a Taranto, come anche nella terra dei fuochi, si muore più che altrove. Non lo dice il Movimento 5 Stelle, ma lo ha certificato l’Istituto superiore di sanità, che, nell’ultimo aggiornamento dello Studio epidemiologico nazionale dei territori e degli insediamenti esposti a rischio da inquinamento (SENTIERI), riporta eccessi di mortalità per tutte le cause e di ospedalizzazioni nel primo anno di vita.

La Puglia ha subito la distruzione di migliaia di alberi di ulivo nel territorio salentino con la scusa della xylella, che ha danneggiato gravemente l’economia locale, l’ambiente e le produzioni di olio. Lo sterminio di alberi secolari si è fermato solo con l’intervento della magistratura e anche a questo proposito riteniamo che le colpe siano del Governo e del ministro Martina, per il quale abbiamo presentato una mozione di sfiducia e siamo in attesa che venga calendarizzata. Non contento di tutto ciò – e come se non bastasse – a Natale scorso il Governo, con un decreto del Ministero dello sviluppo economico, ha autorizzato le trivellazioni petrolifere al largo delle isole Tremiti, senza tenere in considerazione l’impatto devastante che si avrà sull’ecosistema marino.
Sul fronte occupazionale, i lavoratori dell’ILVA sono disperati ed esasperati perché sono danneggiati due volte: da impianti non a norma e privi degli standard di sicurezza minimi, dalle polveri dei parchi minerari, dalle scorie di fonderia, dagli incidenti sul lavoro, che sono ormai diventati quotidiani e a volte anche mortali. Sono danneggiati ancora una volta perché subiscono in quanto cittadini abitanti di quei luoghi.

Tuttavia, oltre al danno c’è la beffa, perché in cambio di tutto questo, di sacrifici fatti da una vita perché si doveva salvare l’azienda, l’ILVA annuncia anche per il secondo anno 3.500 contratti di solidarietà, che saranno applicati per tutto il 2016. Stiamo parlando di 3.500 lavoratori, 3.500 famiglie! Per chi non lo sapesse, in poche parole il contratto di solidarietà è l’anticamera della cassa integrazione e della mobilità e consiste in una decurtazione dello stipendio: meno soldi al mese per ogni famiglia. Per gli stabilimenti di Genova, invece, ai lavoratori avete preparato un altro bel regalo, prevedendo, con il comma 6-novies dell’articolo 1, il ricorso all’istituto del lavoro socialmente utile. I lavoratori, tuttavia, lo hanno capito subito e per questo sono in rivolta e in questi giorni hanno occupato lo stabilimento di Genova.
Per il Movimento 5 Stelle l’ILVA andava riconvertita subito e non è detto che doveva per forza continuare a produrre acciaio, visto che non ci sono le condizioni e che è comunque di fatto fuori mercato. Vanno fatte le bonifiche, che durerebbero anni ed anni, e potrebbero impiegare come forza lavoro anche più persone di quelle impiegate dall’ILVA oggi. Il territorio va restituito alla città e alla sua vocazione naturale: Taranto non è solo ILVA.
Comunque andrà, l’ILVA è senza futuro, esattamente come l’Italia nelle mani di questo Governo, che non ha pensato alla sua riconversione, non ha pensato alla salute dei cittadini e all’ambiente e non ha pensato ai lavoratori, ai quali avrebbe dovuto fare da scudo, invece ha fatto da scudo soltanto alla finanza e agli amici suoi.

Il Governo Renzi vuol fare con l’ILVA quello che Berlusconi ha fatto con l’Alitalia, ovvero la good e la bad company. Infatti, il Presidente del Consiglio ha dichiarato a «Il Sole 24 Ore»: «Adesso è aperto il bando, vediamo se – come io credo – ci sarà una cordata vincente. Sono ottimista». In sostanza, il suo piano consiste semplicemente nella speranza che la ruota della fortuna giri dalla sua parte, affidandosi al caso; oppure, come Berlusconi per Alitalia, punta su una cordata di capitani coraggiosi. Tutti, però, sappiamo come è finita: l’Alitalia è stata svenduta e fatta a pezzi, i capitani coraggiosi hanno fallito e il risultato è stato che la good company è stata venduta agli arabi di Etihad e la bad company (quindi le perdite) ce la siamo accollata noi cittadini.

Ritorniamo al decreto bomba: innanzitutto, anche questo provvedimento ci è arrivato blindato, come se aveste apposto già la questione di fiducia. È evidente l’ordine inviato dal Governo di procedere spediti senza modifiche; infatti, nelle Commissioni riunite 10a e 13a siamo intervenuti nel merito sempre e solo noi del Movimento 5 Stelle.
Questo decreto-legge è incostituzionale. Oltre all’abuso ormai quotidiano che il Governo fa dei decreti-legge, vorrei porre la vostra attenzione su un punto, ovvero sul parere favorevole adottato dalla Commissione affari costituzionali alla Camera: infatti, nero su bianco, è stato scritto dal relatore di maggioranza che si ritiene opportuno valutare la legittimità costituzionale del decreto-legge. Il riconoscimento di un esonero di responsabilità civile in capo ai commissari, infatti, risulta in evidente contraddizione con l’articolo 24 della Costituzione, che garantisce il diritto di difesa in ogni stato e grado del procedimento.
Nel precedente decreto ILVA, il Governo ha previsto che in capo al commissario straordinario e ai soggetti da questo delegati si costituisse una vera e propria immunità, con esclusione della responsabilità penale ed amministrativa; oggi aggiunge anche l’esclusione della responsabilità civile, violando palesemente ancora una volta la Costituzione.
Avete poi deciso di vendere l’ILVA con una trattativa privata e non vi ha sfiorato l’idea di procedere nel rispetto dei principi di trasparenza ed evidenza pubblica. No, niente di tutto ciò, e ancor prima che si concludesse l’esame in Commissione alla Camera il Governo già procedeva con decreto a firma della ministra Guidi con la pubblicazione della manifestazione d’interesse per la vendita del complesso ILVA, dando il via di fatto alla trattativa privata.
In tre passaggi possiamo sintetizzare i tre grossi danni arrecati da questo decreto-legge.

In primo luogo, al comma 3 dell’articolo 1, date 300 milioni di euro all’ILVA per indilazionabili esigenze finanziarie del gruppo. Come mai per voi non sono improrogabili esigenze anche la salute dei cittadini e il risanamento ambientale?

In secondo luogo, al comma 6-bis dell’articolo 1 autorizzate i commissari a contrarre finanziamenti statali fino a 800 milioni di euro per la realizzazione del piano ambientale; quindi, per i problemi finanziari dell’ILVA date 300 milioni subito, cash, uno sull’altro, mentre per l’attuazione del risanamento ambientale si vedrà.

In terzo luogo, del risanamento ambientale anche stavolta, purtroppo, non se ne farà nulla, come non è stato fatto nulla sino ad oggi. Avevate previsto nei precedenti decreti che bisognava adempiere nel 2014, poi con un altro decreto, quello del prestito ponte di 400 milioni, avete spostato le prescrizioni a luglio 2015, poi a dicembre 2016 e adesso spostate tutto al 30 giugno 2017! Vedete? A voi del risanamento ambientale e della salute dei cittadini non interessa davvero nulla. Questo decreto, che rimanda tutto al 2017, ne è la prova; avete sempre fatto così.

Con la scusa del risanamento ambientale mai fatto, avete preso soldi a noi per darli ai Riva.
Proprio su questi 3 punti, martedì scorso, 19 gennaio, in Commissione ho ribadito che stavate continuando ad utilizzare soldi pubblici per salvare l’azienda privata ILVA, e che si trattava di aiuti di Stato e che l’Europa ce ne avrebbe chiesto conto. Il giorno dopo, il 20 gennaio, giunge la notizia che l’Europa ha avviato un’indagine, e valuterà se le misure italiane di sostegno rispettino le norme europee sugli aiuti di Stato.
L’annuncio dell’ultima indagine sugli aiuti di Stato all’ILVA, che complessivamente, sommati ai precedenti decreti, si aggirano attorno ai due miliardi di euro, è solo il preannuncio dell’ennesima batosta. Dobbiamo dunque prepararci a ricevere un’altra salatissima sanzione europea per colpa del Governo Renzi.
Sappiamo bene quindi come andrà a finire: la Commissione europea dopo l’indagine aprirà sicuramente una procedura di infrazione in danno, l’Italia verrà multata, i cittadini italiani pagheranno ed il Governo avrà fatto gli affari suoi e dei suoi amici Riva.
Intanto i cittadini non sanno più cosa fare e sono disperati.
Signor Presidente, sto per concludere. Circa due settimane fa, un gruppo di genitori tarantini si sono autotassati ed hanno acquistato nella città una serie di spazi pubblicitari dove hanno esposto una foto; in essa si vede l’ILVA di notte con i suoi fumi che salgono in cielo e coprono la città e sopra c’è una scritta semplice ma sconcertante: «I bambini di Taranto vogliono vivere».
Presidente, l’iniziativa di questi genitori nasce perché una bambina di otto anni ha chiesto alla madre se fosse vero che i bambini di Taranto si ammalassero più degli altri bambini del resto d’Italia. Dunque, la bambina aveva sentito la notizia rilasciata dall’Istituto superiore di sanità rimbalzata su tutti i giornali. L’hanno sentita tutti, tranne che il Governo. Ma i cittadini pretendono risposte, e in questo decreto-legge non ce ne sono; neanche stavolta, nonostante sia il decimo provvedimento in materia.
In Puglia la disoccupazione è in gravissimo aumento: in Provincia di Taranto, ad esempio, il tasso di disoccupazione giovanile è cresciuto di quasi 14 punti in un anno, passando dal 40,5 al 54,2.
Quindi non è vero che l’ILVA fa occupazione; anzi, sarà sempre peggio: con i soldi pubblici questo decreto-legge divide l’azienda per darla a pezzettini ai gruppi industriali amici del Governo, con i soldi e i posti di lavoro che si perderanno saranno migliaia.
I tweet del Presidente del Consiglio «Per Taranto e per l’ILVA riparte la speranza», «La volta buona» e «Progetto Taranto» non servono contro l’inquinamento e i tumori, ma neanche più come propaganda. Questo Governo non è credibile e non ha la fiducia degli Italiani.
Per questo e per tutti i motivi sin qui detti, per i lavoratori dell’ILVA, per i cittadini, i genitori ed i bambini di Taranto, annuncio dunque che il Movimento 5 Stelle voterà assolutamente no a questo decreto truffa. (Applausi dal Gruppo M5S).

Decreto ILVA: nessuna tutela per salute, ambiente e lavoro

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