Addio all’economia circolare con gli articoli 34 e 35 del decreto semplificazioni di Draghi [VIDEO]

Ciao a tutti, oggi vi parlerò degli articoli 34 e 35 del decreto legge 77 cosiddetto semplificazioni.

L’articolo 34 riguarda l’end of waste, cioè la cessazione della qualifica di rifiuto. Per chi segue le problematiche ambientali non può non averne sentito parlare in questi ultimi anni.

Questo articolo è brevissimo ed è di una gravità disarmante.

Per spiegarlo però voglio raccontarvi la storia fin dall’inizio, del lavoro durato due anni, di un risultato raggiunto e che in queste poche righe dell’articolo 34 viene totalmente smantellato.

Innanzitutto cosa significa “cessazione della qualifica di rifiuto“? significa che se un rifiuto viene trattato attraverso un processo industriale per trasformarlo in materia prima seconda o un prodotto, cessa ovviamente di essere un rifiuto. Ma questo procedimento risulta assai complesso perché differisce ovviamente da rifiuto a rifiuto e perché occorre sempre prestare la massima attenzione in quanto i maggiori disastri ambientali sono stati perpetrati proprio da aziende che non hanno trattato i rifiuti in maniera adeguata spacciandoli come prodotti o materie prime seconde anche quando erano palesemente rifiuti.

A inizio legislatura la discussione su questo argomento in parlamento e fuori dal parlamento ha raggiunto il suo culmine e vi spiego il perché. Nel 2018 la normativa italiana vigente prevedeva che i requisiti secondo i quali un rifiuto cessa di essere tale fossero previsti dai cosiddetti “decreti ministeriali caso per caso”, ma questi decreti dovendo riportare in maniera tecnica passo passo ciò che era consentito fare, dovendo ricevere l’ok anche dall’Europa richiedevano un periodo di lavorazione di circa 3-4 anni.

Capite bene che non era effettivamente sostenibile attendere tutto questo tempo per un solo decreto che riguardava un solo rifiuto.

Per questo alcune regioni hanno cercato di superare il problema rilasciando loro stesse le autorizzazioni che man mano venivano richieste dalle aziende, fino a quando una sentenza del Consiglio di Stato, in seguito ad un ricorso, ha affermato che la competenza per questa materia, anche in base alla Direttiva europea di riferimento la 2008/98/CE, fosse dello Stato che avrebbe dovuto emanare quindi una norma specifica.

All’epoca il M5S era al governo con la Lega, e abbiamo lavorato per circa un anno alla scrittura di un emendamento che integrasse l’articolo 184 del decreto legislativo 152/2006. Non voglio soffermarmi molto su questo periodo ma voglio dirvi che con loro è stato praticamente impossibile trovare un accordo, perché le loro richieste erano per me inaccettabili. La lega voleva che le autorizzazioni le rilasciassero le regioni in piena autonomia senza che vi fossero neanche le indicazioni su requisiti e parametri (cosa che fra l’altro confliggeva con la direttiva europea e con la sentenza del consiglio di stato); non voleva prevedere controlli alle aziende, non volevano una banca dati di queste autorizzazioni e non volevano che si creasse una task force al ministero dell’ambiente per accelerare l’emanazione dei decreti ministeriali caso per caso.

Quindi io che all’epoca seguivo il tavolo di lavoro per il M5S mi rifiutai di accettare queste loro richieste. Purtroppo però, come spesso accade in un governo composto da forze politiche diverse, fu deciso di approvare una norma proposta dalla Lega, con mio parere fortemente contrario.

Si fece così una nuova legge, e come avevo previsto la legge non funzionava, peggiorò la situazione delle aziende, e furono le stesse aziende ad andare contro il Governo all’epoca.

Quindi ministero, gruppo M5S, e Lega mi chiesero di lavorare nuovamente su questo tema, questa volta soprattutto per porre rimedio all’errore enorme appena commesso.

Nel frattempo cade il Governo grazie alla assurda decisione di Salvini ad agosto 2019 e si forma il nuovo governo, questa volta con PD, IV, M5S e Liberi e Uguali.

Decidemmo quindi di sederci ad un tavolo, insieme anche al legislativo del Ministero dell’ambiente e dei rappresentanti di ISPRA e ARPA, e di alzarci solo dopo aver trovato una soluzione equilibrata che trovasse piena condivisione fra tutti e così fu.

Scrivemmo una norma, di cui ero prima firmataria, che prevedeva quanto segue:

  • Le autorizzazioni end of waste potevano essere rilasciate da regioni e province ma che queste dovevano tener conto non solo della Direttiva europea 2008/98/CE, in particolar modo dell’articolo 6, ma anche di alcuni requisiti e parametri che avevamo elencato nella norma stessa:

  • Avevamo previsto una procedura di controllo e monitoraggio; in pratica l’Ispra, attraverso anche le Arpa regionali, avrebbero dovuto effettuare dei controlli POST- AUTORIZZATORI e a CAMPIONE per verificare che negli impianti venisse effettuato ciò per cui erano stati autorizzati, incluso una verifica dei rifiuti in entrata e dei prodotti in uscita; qualora gli impianti non risultavano in regola avrebbero potuto adeguarsi e in caso di inadempienza la regione avrebbe potuto ritirare l’autorizzazione. Qualora trascorso il tempo indicato, la regione non procedeva con il ritiro dell’autorizzazione la decisione andava in capo al ministero che poteva procedere sostituendosi alla regione stessa;

  • Avevamo anche previsto una banca dati nazionale di tutte queste nuove autorizzazioni alle quali si sarebbero man mano aggiunte quelle rilasciate prima della norma ma solo al momento del rinnovo.

  • Avevamo anche previsto una task force all’interno del Ministero dell’ambiente che si occupasse esclusivamente dei decreti ministeriali caso per caso così da ridurre i tempi lunghi necessari per l’elaborazione degli stessi.

Non dico fosse una norma perfetta ma di certo eravamo soddisfatti perché coniugava la necessità delle aziende di riciclo di poter contare su una norma mirata e che riducesse i tempi di autorizzazione e avevamo previsto nel contempo un sistema di controllo seppur post-autorizzatorio per salvaguardare ambiente e salute dei cittadini.

Questa norma venne approvata poco dopo ed è diventato l’attuale articolo 184-ter del decreto legislativo 152/2006, e così abbiamo dato finalmente il via ufficiale all’Economia Circolare.

Il 17 febbraio scorso, giorno della fiducia al governo Draghi, il neo Ministro Cingolani venne nel mio ufficio per conoscermi, in qualità di presidente della Commissione ambiente in Senato, o chissà forse per capire se avrei appoggiato o meno questo Governo. Gesto cortese devo dire la verità, scambiammo due chiacchiere e ricordo di avergli fatto una sola richiesta “personale“, gli raccontai di quanto fosse stato faticoso raggiungere l’obiettivo di avere una norma sull’end of waste e quanto fosse stata dura invece far sì che questa norma non venisse smantellata in quanto dal giorno dell’approvazione soprattutto Confindustria – Lega – Forza Italia e Fratelli D’Italia hanno cercato in tutti i modi di eliminare i commi che riguardavano i controlli agli impianti. Il neo Ministro Cingolani mi assicurò che ciò non sarebbe avvenuto e che i controlli previsti erano davvero il minimo sindacale visto il tema trattato.

Ebbene all’articolo 34 del decreto semplificazioni il Ministro Cingolani ha previsto esattamente la soppressione dei commi 3-ter secondo e terzo periodo, 3-quater e 3-quinquies dell’articolo 184-ter che guarda caso riguardano appunto i controlli.

  1. La soppressione di questi commi è un chiaro messaggio ai criminali ambientali che da oggi possono fare quello che vogliono nei loro impianti tanto nessuno li controllerà, avranno festeggiato alla grande leggendo il decreto;

  2. Il decreto semplificazioni, lo dice il nome stesso, è stato voluto per semplificare soprattutto gli iter autorizzatori, ora la domanda è cosa viene semplificato se si eliminano i controlli che sono post-autorizzatori? Significa che la volontà è quella di semplificare la vita a chi vuole già in partenza non attenersi alla legge.

Lo so che su quest’articolo mi sono dilungata moltissimo ma avevo la necessità di condividere con voi questo lavoro durato 3 anni e l’amarezza che provo per la decisione di Cingolani di non tutelare l’ambiente e la salute dei cittadini in maniera così palesemente sfacciata.

Prima di passare al prossimo articolo voglio fare chiarezza su un punto perché leggo dai messaggi che in molti non sono informati: Io non ho appoggiato il Governo Draghi e per questo sono stata espulsa dal gruppo parlamentare del M5S al senato. Trovate ancora sui social il mio nome accostato al M5S perché l’espulsione non ha riguardato il Movimento 5 Stelle ma solo l’appartenenza al gruppo in senato perché badate bene sono ancora in attesa di ricevere la decisione dei probiviri a riguardo.

Ora voglio passare all’articolo 35 che seppur altrettanto grave cercherò di riassumere in maniera sintetica.

L’articolo 35 riguarda misure di semplificazione per la promozione dell’economia circolare. Ora vi dimostro come palesemente nel titolo viene enunciata una cosa e il testo dice tutt’altro.

Per il CSS, combustibile solido secondario che altro non è che rifiuto, fu emanato il famigerato decreto Ministeriale “caso per caso” voluto da Clini nel 2013 che ne decretava la cessazione della qualifica di rifiuto permettendone l’incenerimento nei cementifici. Un decreto a suo tempo molto contestato anche a livello europeo che l’Italia dovette modificare su indicazione della CE attraverso l’inserimento di requisiti ambientali più stringenti, non eliminando, tuttavia, un dato di fatto: ovvero che i cementifici sono impianti che a livello tecnico non sono dotati di idonei sistemi di abbattimento degli inquinanti contenuti nei fumi e che quindi sono addirittura più pericolosi degli inceneritori.

Nel corso degli anni non so quanti appelli di associazioni, comitati di cittadini e enti vari che a vario titolo chiedevano l’abrogazione di questo decreto.

Ebbene anche qui Cingolani ha voluto superare ogni aspettativa negativa: in pratica i commi 2 e 3 dell’articolo 35 del decreto legge 77 prevedono che la sostituzione dei combustibili tradizionali con CSS-combustibile in impianti o installazioni già autorizzati non costituisce una modifica sostanziale o una variante dell’autorizzazione e che pertanto è richiesta la sola comunicazione all’autorità competente da inviare 45 giorni prima di avviare il processo.

Quindi il CSS ora potrà bruciare in qualsiasi impianto e le aziende non devono richiedere nemmeno un’autorizzazione per farlo. Altro che decreto Clini!!!!!!

Ma le criticità su questa scelta sono tante anche in confronto a quello che l’europa ci impone e alle stesse direttive europee che abbiamo recepito. Difatti l’Europa ci dice le “misure dirette al recupero dei rifiuti mediante la preparazione per il riutilizzo, il riciclaggio o ogni altra operazione di recupero di materia sono adottate con priorità rispetto all’uso dei rifiuti come fonte di energia. Inoltre voglio ricordare che la Direttiva 851/2018 stabilisce che “i materiali di cui è cessata la qualifica di rifiuti da utilizzare come combustibili o altri mezzi per produrre energia, o da incenerire, da utilizzare in riempimenti o smaltiti in discarica, non sono computati ai fini del conseguimento degli obiettivi di riciclaggiopertanto l’operazione di utilizzare il CSS per produrre energia termica o elettrica in cementifici o centrali termoelettriche non contribuisce a raggiungere gli ambiziosi obiettivi di riciclaggio dettati dalla Direttiva europea, pertanto: come può essere compatibile un sostanziale sblocco dell’utilizzo del CSS con il PNRR e con gli obiettivi dell’art. 35 del DL 77/2021 che parla di “promozione dell’economia circolare”?

Io spero che abbiate avuto modo e voglia di guardare questo video fino alla fine, mi scuso se sono stata lunga nei tempi ma davvero avevo la necessità di condividere con voi ogni singolo passaggio, il lavoro svolto e ripeto l’amarezza per Cingolani per aver voluto cancellare tutto questo e aver teso invece in questo modo la mano ai criminali ambientali.

Una informazione ulteriore su questo decreto: questo video viene pubblicato dopo l’approvazione alla Camera dei Deputati su cui hanno posto la questione di fiducia. Oggi lunedì 26 è stato assegnato alle commissioni al Senato, assurdo che alla Commissione ambiente viene chiesto solo un parere, non si faranno audizioni e non ci saranno discussioni sugli emendamenti.
Voglio farvi presente che il provvedimento stesso domani andrà in aula, per cui abbiamo come commissione un ora di tempo (prima convocazione possibile domani pomeriggio) per dare un parere su un decreto vergognoso dove fra l’altro molte sono le modifiche apportate rendendolo peggiore di quanto spiegato finora.

Questo decreto legge uscito dal Ministero della Transizione Ecologica, farà più danni del riscaldamento globale, e alla Camera dei Deputati sono riusciti anche a peggiorarlo, io non ho più parole davvero, sono riusciti a fare anche peggio dello sblocca italia di Renzi.

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