Approvato il parere in commissione ambiente al Senato sul Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza

Martedì 23 marzo 2021 in tarda serata, in commissione ambiente al Senato abbiamo approvato il parere sulla Proposta di Piano nazionale di ripresa e resilienza di cui sono stata relatrice. Abbiamo svolto si da subito una serie di audizioni, che hanno visto tantissime associazioni ed istituzioni coinvolte, dando dunque ascolto e voce a quelli che sono stati i loro rilievi e suggerimenti. Tutte le audizioni svolte sono state trasmesse in diretta streaming sui canali istituzionali del Senato, cosa che accade sin da quando sono stata eletta Presidente di commissione, e che potete rivedere su youtube in questa playlist che ho organizzato per voi.

Abbiamo inoltre avuto l’occasione di ascoltare il Ministro per la Transizione Ecologica, al quale ho rivolto alcune domande che trovate nel video di seguito, proprio in relazione al PNRR e non solo.

Infine trovate il testo del parere approvato di seguito, oppure in alternativa potete consultarlo scaricandolo qui in PDF.

PARERE APPROVATO DALLA COMMISSIONE SUL DOC. XXVII, n. 18

La 13a Commissione permanente, esaminata, per le parti di competenza, la Proposta di Piano nazionale di ripresa e resilienza (Doc. XXVII, n. 18),

premesso che:

per far fronte alle ripercussioni economiche e sociali della pandemia da COVID-19, la Commissione europea ha presentato nel mese di maggio 2020 “Il piano per la ripresa dell’Europa”, con la creazione di nuovi e incisivi strumenti di intervento e il potenziamento, rispetto al Quadro finanziario pluriennale (QFP) precedente, di alcuni programmi chiave. L’accordo raggiunto dal Consiglio europeo del 17-21 luglio 2020 ha confermato il lancio del Piano, con alcune modifiche rispetto a quello proposto dalla Commissione a maggio. Dopo alcuni mesi di negoziati che hanno condotto a ulteriori modifiche, un accordo sul Piano è stato raggiunto a dicembre scorso tra Consiglio della UE e Parlamento europeo;

nel mese di febbraio 2021 è entrato in vigore il regolamento (UE) 2021/241 del Parlamento europeo e del Consiglio che istituisce il Dispositivo per la ripresa e la resilienza (RRF); il Dispositivo sarà lo strumento chiave al centro di Next Generation EU, il piano dell’Unione europea per uscire rafforzati dalla pandemia di COVID-19. Il suo ruolo sarà fondamentale per aiutare l’Europa a riprendersi dall’effetto economico e sociale della pandemia e concorrerà a migliorare la resilienza delle economie e società dell’UE e a garantire la transizione verde e digitale;

per ottenere le risorse loro assegnate, gli Stati membri dovranno predisporre dei Piani nazionali per la ripresa e resilienza, in cui sarà definito il programma di riforme e investimenti per il periodo 2021-2026, che saranno valutati dalla Commissione europea e approvati dal Consiglio dell’UE. Secondo quanto previsto dalle linee guida della Commissione europea, il Piano deve “riflettere uno sforzo sostanziale di riforma e investimento. Il Piano dovrà essere trasmesso, anche in un unico documento integrato insieme al Programma nazionale di riforma, in via ufficiale entro il 30 aprile. Una volta presentato, il Piano sarà valutato dalla Commissione europea entro due mesi e successivamente approvato dal Consiglio dell’UE, a maggioranza qualificata entro 4 settimane dalla proposta della Commissione. La valutazione positiva da parte della Commissione delle richieste di pagamento sarà subordinata al raggiungimento di pertinenti traguardi e obiettivi. I criteri di valutazione adottati dalla Commissione sono la pertinenza, l’efficacia, l’efficienza, la coerenza. È altresì prevista la possibilità di ottenere prefinanziamenti che verrebbero versati nel 2021, previa approvazione del Piano nazionale per la ripresa e la resilienza, per un importo pari al 13 per cento;

i Piani dovranno individuare la struttura di governo degli interventi, specificando gli organi responsabili della loro realizzazione e le modalità di coordinamento delle diverse autorità coinvolte. I Paesi dovranno impegnare i fondi ricevuti attraverso il Dispositivo entro il 2023 (il 70 per cento dei trasferimenti va impegnato già entro il 2022); gli interventi dovranno essere conclusi entro il mese di agosto del 2026;

il Dispositivo è articolato in sei pilastri: 1) transizione verde; 2) trasformazione digitale; 3) coesione economica, occupazione, produttività e competitività; 4) coesione sociale e territoriale; 5) salute e resilienza economica, sociale e istituzionale; 6) politiche per la prossima generazione;

l’importanza della transizione ecologica e digitale è testimoniata dalla previsione di vincolare a interventi green e digital una quota non inferiore rispettivamente almeno al 37 e al 20 per cento delle risorse complessive erogate attraverso il Dispositivo. Va indicato in modo esplicito il contributo delle singole misure al raggiungimento degli obiettivi verde e digitale; deve essere inoltre specificato quali aree di intervento contribuiscono alle sette iniziative-faro identificate nella strategia annuale per la crescita sostenibile 2021. Il Piano non può prevedere progetti dannosi per l’ambiente (secondo il principio “do no significant harm“) in termini di cambiamenti climatici, uso sostenibile e protezione delle acque e delle risorse marine, economia circolare, prevenzione e riduzione dell’inquinamento, nonché protezione e ripristino di biodiversità ed eco-sistemi. La compatibilità dei singoli interventi con la normativa europea sugli aiuti di Stato è un prerequisito per l’approvazione del Piano;

esprime parere favorevole con le seguenti osservazioni:

 A) Osservazioni di carattere generale                  

Osservazione n. 1 (Governance del PNRR)

E’ indispensabile dotare il PNRR di uno strumento di governance efficace ed efficiente che sia in grado di assicurare i meccanismi di distribuzione delle risorse e garantire la coerenza con gli obiettivi, anche tenendo in considerazione la divisione delle competenze tra Stato e Regioni nella gestione delle risorse europee e delle strategie nazionali di sviluppo e decarbonizzazione.

Fatte salve le competenze specifiche di alcuni ministeri, è fondamentale centralizzare la governance, la gestione e il coordinamento delle diverse attività in un’unica struttura organizzativa, una sorta di cabina di regia, garantendo agli enti locali e alle organizzazioni di cittadinanza attiva l’accesso alle informazioni per poter svolgere proficuamente l’attività di monitoraggio civico.

Osservazione n. 2 (Target del 37%)

Nella Linea Guida Europea “Commission staff working document guidance to member states recovery and resilience plans Part 1/2” del 22 gennaio 2021 viene specificato che “ogni piano dovrebbe destinare almeno il 37% della dotazione totale del piano all’azione per il clima. Gli Stati membri dovrebbero indicare brevemente in questa sezione come il loro piano raggiunge questo obiettivo”. “Gli Stati membri dovrebbero spiegare in che misura il piano contribuirà alla transizione verde, compresa la biodiversità, o ad affrontare le sfide che ne derivano. La dimensione verde delle componenti del piano sarà valutata sia con un approccio qualitativo (per valutare il legame con le sfide energetiche, climatiche e ambientali) sia con un approccio quantitativo (per verificare il rispetto dell’obiettivo di spesa per il clima del 37%).

Nella versione del PNRR del 12 gennaio 2021 rispetto ai 223,9 miliardi di euro totalmente resi disponibili dal Piano, la Missione 2 “Rivoluzione Verde e Transizione Ecologica” pesa sul complesso dei fondi del PNRR italiano per una quota del 31% contravvenendo, apparentemente, alle Linee Guida Europee.

Il Ministero dell’Economia e delle Finanze, con nota Prot. 28237 del 10/02/2021 ha specificato quanto segue: “si fa presente che in base alla metodologia concordata con la Commissione Europea, il raggiungimento del target sulla transizione ecologica è basato sull’assegnazione di un coefficiente di potenziale contributo alla mitigazione del cambiamento climatico, pari a 0%, 40% o 100%, a livello di ciascuna linea progettuale (vedi annex II A del Regolamento) e non a livello di missione. Diversi interventi non direttamente riconducibili alla Missione 2 (rivoluzione verde e transizione ecologica) concorrono al raggiungimento del target del 37%”.

Tenuto conto della nota del MEF si rileva che è necessario che sia specificato in premessa al PNRR in quale misura i diversi interventi non direttamente riconducibili alla Missione 2 (rivoluzione verde e transizione ecologica) concorrono al raggiungimento del target del 37%.

Osservazione n. 3 (Valutazione impatti ambientali e LCA)

Con riferimento alla metodologia di estensione del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, appare necessario prevedere, in accordo alle norme europee e al principio “do no significant harm“, che il piano e i progetti a valere sul fondo Next Generation EU siano sottoposti a una valutazione ex ante sull’impatto ambientale da parte del MITE anche attraverso l’utilizzo degli indicatori per gli investimenti ecosostenibili elaborati ai sensi dell’articolo 1, commi 743 e seguenti, della legge n. 178 del 2020 (legge di bilancio 2021) e a un monitoraggio ex post affidato al CIPESS finalizzato a verificare la coerenza tra l’esecuzione dei progetti e i principi dell’Agenda 2030.

Per la valutazione degli impatti ambientali sarà necessario utilizzare modelli macroeconomici ecologici impiegati per calcolare indicatori di impatto ambientale e sociale relativi sia ai singoli progetti che alle differenti linee di intervento del piano. Si ravvisa inoltre l’esigenza, agli stessi fini, di inserire studi con gli scenari futuri auspicati con l’attuazione dell’intero piano, considerando insieme variabili sia economiche che ambientali e sociali.

In questa medesima prospettiva appare necessario promuovere la transizione ecologica con processi sostenibili e certificati, che adottano i principi del Life Cycle Assessment (LCA) per la valutazione dell’impronta ambientale di prodotti e servizi.

Osservazione n. 4 (Costruzione di un sistema efficiente per la tutela dell’ambiente e lo sviluppo ecosostenibile del territorio)

Si osserva che per il PNRR deve essere contemplata la necessità di costruire un sistema efficiente per la tutela dell’ambiente e lo sviluppo ecosostenibile del territorio, che metta a frutto tutte le competenze scientifiche, tecniche e professionali del Paese.

In particolare, occorrerebbe costruire un’organizzazione funzionale che realizzi la completa sinergia tra le istituzioni sovranazionali, nazionali, territoriali, le agenzie governative, gli enti di ricerca e i privati e che sappia gestire al meglio le risorse economiche stanziate dallo Stato e dall’Unione Europea per la tutela dell’ambiente e lo sviluppo ecosostenibile del territorio. E’ necessario creare modelli operativi che sviluppino un rapporto sinergico tra il MITE, i Presidenti delle Regioni nello svolgimento delle funzioni di commissari straordinari delegati contro il dissesto idrogeologico, i Presidenti delle province autonome, il CIPESS e, con funzione di supporto, il Dipartimento della protezione civile, il Servizio geologico d’Italia dell’ISPRA, l’INGV, il Dipartimento «Casa Italia» e tutti gli altri soggetti interessati, pubblici o privati”. Tale modello organizzativo deve essere semplice, efficiente e improntato alla leale collaborazione tra le pubbliche amministrazioni, le agenzie governative, gli enti di ricerca e i soggetti attuatori che, uniti dall’intento di fare e di fare bene, collaboreranno per la realizzazione di un’Italia all’avanguardia, propositiva, concreta e capace di impiegare tutte le risorse economiche messe a disposizione dal PNRR, affinché si realizzino gli interventi ritenuti strategici per la tutela del territorio e lo sviluppo ecosostenibile dell’ambiente. La salute dell’ambiente condiziona fortemente la salute dei cittadini, per tale motivo , al fine di prevenire e mitigare l’impatto dei molteplici fattori inquinanti, occorre altresì piena integrazione tra l’esistente Sistema Nazionale Protezione Ambientale (SNPA) e il Sistema Nazionale Prevenzione Salute Ambiente (SNPSA), creando una  collaborazione permanente e strutturale attraverso l’attivazione di specifiche unità territoriali di prevenzione, da dedicare alle varie tematiche ambiente-salute-clima, al fine di gestire, in sinergia, lo sviluppo economico e sociale del Paese.

Osservazione n. 5 (Revisione PNIEC e Strategia nazionale di adattamento ai cambiamenti climatici)

Nel PNRR, per quanto riguarda il PNIEC, si fa riferimento a una sua revisione, per adeguarlo al nuovo obiettivo europeo di riduzione delle emissioni di almeno il 55% entro il 2030, ma non si dettagliano le misure, i progetti ed i relativi investimenti necessari per raggiungere il nuovo obiettivo.

Si osserva pertanto che vanno da subito messi in campo misure ed interventi molto più ambiziosi di quelli previsti dall’attuale PNIEC al fine del raggiungimento degli obiettivi prefissati al 2030.

Occorre utilizzare la grande opportunità del PNRR per concretizzare la visione nazionale su come affrontare il tema dei cambiamenti climatici partendo dal lavoro già svolto dal Ministero dell’Ambiente attraverso la Strategia Nazionale di Adattamento ai Cambiamenti Climatici (SNAC), lavoro fra l’altro svolto con il supporto di tutte le istituzioni, degli scienziati e di tutti i soggetti interessati. Si rende necessario infine attualizzare la SNAC con la nuova strategia dell’UE adottata il 24.2.2021 con il documento COM(2021) 82 final.

Osservazione n. 6 (LEPTA)

Con riferimento alla Missione n. 6 “Salute”, componente “Assistenza di prossimità e telematica” appare necessario specificare la rilevanza del concorso delle attività previste dal progetto “Salute, ambiente e clima: sanità pubblica ecologica” nell’ambito dell’attuazione dei Livelli essenziali delle prestazioni tecniche ambientali (LEPTA), necessarie a garantire a tutti i cittadini le medesime tutele ambientali su tutto il territorio nazionale. Inoltre, sembra opportuno prevedere un meccanismo di stanziamento delle risorse che tenga conto dei diversi livelli di prestazioni, favorendo una maggiore erogazione nei contesti in cui occorrano maggiori investimenti per garantire l’attuazione dei LEPTA.

B) Osservazioni relative alle problematiche energetiche

Osservazione n. 1 (Fonti energetiche rinnovabili)

Si osserva che, in linea generale, mediante il PNRR dovrebbero essere implementate e particolarmente incentivate le fonti energetiche rinnovabili che hanno minori impatti ambientali. Sarebbero inoltre auspicabili congrui finanziamenti per potenziare la ricerca scientifica in tutti i campi delle energie rinnovabili.

In questo ambito si invita inoltre il Governo a tenere conto dei seguenti obiettivi:

–          ridurre la dipendenza del paese, in termini sia di energia sia di materie prime, e diversificare le fonti di approvvigionamento;

–          ridurre il costo delle bollette di energia elettrica e gas;

–          rafforzare la sicurezza e la resilienza del sistema energetico del paese, con riferimento agli impianti, alle reti e alle riserve strategiche;

–          agire in sede europea per introdurre il “CBAM (Carbon Borde Adjustment Mechanism)”, quale meccanismo di protezione da applicare all’import europeo di merci realizzate in modo inquinante, anche per evitare il fenomeno del carbon leakage, cioè la delocalizzazione delle attività produttive più inquinanti che con l’aumento delle importazioni da paesi terzi annullerebbe il taglio delle emissioni di CO2;

–          ai fini della transizione energetica e in coerenza con le previsioni del PNIEC – da aggiornare alla luce dei nuovi obiettivi definiti in sede europea – che contemplano un incremento significativo della produzione di energia da impianti a fonti rinnovabili, dare maggior impulso alle misure stabilite nel decreto del Ministro dello sviluppo economico, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n.186 del 9 agosto 2019 e ai relativi bandi FER1 per la richiesta di accesso agli incentivi per la realizzazione o il revamping di impianti di produzione di energia elettrica a fonti rinnovabili, rendendo più accessibili i finanziamenti attraverso la semplificazione delle procedure di accesso e degli iter autorizzativi;

–          promuovere il ruolo dell’autoconsumo collettivo nei condomini e delle comunità energetiche rinnovabili anche ai fini sperimentali in attesa del recepimento della Direttiva comunitaria RED II;

–          sostenere, in coerenza del PNIEC e soprattutto nei grandi centri urbani, lo sviluppo del teleriscaldamento efficiente con basse emissioni del ciclo vita (CAMPO DI INTERVENTO 034BIS0 DELL’ALLEGATO 6 DEL RECOVERY (sistema energetico integrato, che utilizza fonti rinnovabili e cogenerazione ad alta efficienza, recupera di calore di scarto dei processi industriali altrimenti disperso ed è caratterizzato da soluzioni sempre più digitali), per la decarbonizzazione degli edifici che rappresenta oggi uno dei settori più energivori e dipendente da combustibili fossili del panorama europeo, con l’obiettivo di soddisfare un fabbisogno di riscaldamento pari al 10%, cioè quattro volte quello soddisfatto attualmente dal teleriscaldamento in Italia, al fine di garantire benefici ambientali rilevanti in termini di gas serra ed emissioni inquinanti evitate.

 

Con riferimento alle singole fonti rinnovabili si rileva quanto segue.

 

Energia Solare: incentivare particolarmente gli impianti fotovoltaici su tetti, lastrici solari, coperture di capannoni, anche al fine della completa rimozione dell’eternit o dell’amianto, serre, parcheggi e assi viari, piuttosto che su terreni, anche se marginali, o su corpi idrici. Sarebbe auspicabile una congrua incentivazione degli impianti di piccola taglia, con semplificazione della loro gestione e in coordinamento con le disposizioni agevolative per l’autoconsumo.

Energia eolica: valutare accuratamente l’analisi costi benefici per l’azione di investimento indicata nel PNRR che prevede contributi a sostegno dello sviluppo di parchi eolici offshore, facilitando notevolmente gli impianti mini e micro eolici ed evitando l’installazione di grandi parchi eolici onshore, soprattutto in zone con problematici impatti paesaggistici e ambientali.

Energia geotermica: prevedere azioni di sostegno per lo sviluppo della geotermia a bassa entalpia nelle zone compatibili, soprattutto per il riscaldamento domestico abbinato a pompe di calore e per l’utilizzo in serricoltura; prevedere la mappatura e il censimento dei giacimenti energetici geotermici;

Energia idroelettrica: favorire gli impianti idroelettrici ad acqua fluente rispetto agli impianti idroelettrici a gravità.

Energia mareomotrice e del moto ondoso: sostenere progetti pilota in tale settore, al fine di trarre energia dalle acque del mare, in particolar modo dal moto ondoso;

Biomassa e biocarburanti: incentivare l’uso delle biomasse per la pacciamatura, la produzione di compost, per un’agricoltura biologica di qualità, per l’industria del legno e l’industria tessile.

Progetto idrogeno: benché non sia ancora completo il progetto nazionale, una corretta strategia per l’uso dell’idrogeno – quale vettore ed accumulo energetico – consente di formulare osservazioni sul Piano; occorrerebbe conferire veste organica a quanto indicato, che ad oggi appare non dettagliato e generico, a partire dalla necessità di un aggiornamento normativo e regolatorio necessario per l’affermarsi di una filiera nazionale integrata di sistema e di componenti (es. elettrolizzatori); la linea di sviluppo della filiera produzione-distribuzione-consumo non appare ben marcata e coperta nelle sue fasi di evoluzione anche in relazione ai settori “hard to abate“; appare pertanto necessario prevedere opportune risorse per interventi che abbiano ad oggetto lo sviluppo dell’idrogeno verde, valutando altresì, nella fase di transizione verso un utilizzo a regime dello stesso, anche la produzione e l’utilizzo dell’idrogeno blu e analizzandone la sostenibilità economica ed ambientale, senza comunque intaccare le risorse destinate allo sviluppo dell’idrogeno verde;

Sotto un distinto ma concorrente profilo si rappresenta la necessità di introdurre tra le riforme necessarie la revisione del meccanismo delle aste per gli impianti di fonti rinnovabili, al fine di renderle occasione di reale partecipazione e realizzazione degli interventi.

Si rappresenta altresì l’esigenza di modernizzare le reti di distribuzione energetiche con la realizzazione delle infrastrutture necessarie.

Osservazione n. 2 (SAD)

Le “Linee Guida per la definizione del Piano di Ripresa e Resilienza”, su cui la Commissione Ambiente al Senato ha espresso parere il 6 ottobre 2020 hanno posto come obiettivo “Un fisco equo, semplice e trasparente” evidenziando che “il prossimo passo consisterà in una riforma complessiva della tassazione diretta e indiretta, finalizzata a disegnare un fisco equo, semplice e trasparente per i cittadini, che riduca in particolare la pressione fiscale sui ceti medi e le famiglie con figli e acceleri la transizione del sistema economico verso una maggiore sostenibilità ambientale e sociale. Risulta chiaro che senza una modifica dei SAD è difficile poter effettivamente e fattivamente pensare ad una transizione ecologica.

Si propone pertanto di prevedere nel PNRR che il Governo, anche tenendo in considerazione le prime conclusioni del lavoro posto in essere dalla Commissione istituita dall’art. 1 , comma 99 della legge 27 dicembre 2019, n. 160, presenti in Parlamento una proposta di legge di rimodulazione dei sussidi ambientalmente dannosi (SAD) di cui all’art. 68 della Legge 28 dicembre 2015, n. 221, al fine della trasformazione in sussidi ambientalmente favorevoli (SAF).

La suddetta proposta dovrà prevedere i tempi della rimodulazione e l’impatto ambientale stimato per ciascuna misura anche con riferimento alla riduzione dell’inquinamento atmosferico.

Osservazione 3 (Efficientamento energetico del patrimonio immobiliare della Difesa)

Il patrimonio immobiliare della difesa comprende una vasta tipologia di siti ed infrastrutture, sparsi su tutto il territorio nazionale, tra cui caserme, basi, arsenali e aeroporti, forti, depositi di mezzi e di materiali, fari ponti radio, alloggi di servizio e altro. Alcuni di questi immobili hanno un rilevante valore storico-artistico. Una delle caratteristiche di tale patrimonio è la sua vetustà, considerando che quasi il 50% delle infrastrutture risale a prima del 1915 e soltanto il 10% è stato costruito dopo il 1945. Si ritiene auspicabile la predisposizione di un piano organico di misure volte all’efficientamento energetico dello stesso.

C) Osservazioni relative alle problematiche idrogeologiche

Osservazione n. 1 (Dissesto Idrogeologico)

Si osserva la necessità di rifinanziare la IV componente, Missione 2, del PNRR per il dissesto idrogeologico. Nel PNRRper gli interventi sul dissesto idrogeologico sono indicati solo 3.61 miliardi di euro (l’1.6% del Next Generation EU), di cui 3.36 con risorse in essere (il 5.1% del totale “in essere”) e solo 0.25 nuove (l’1.7 per mille del totale “nuovi”!). Si ritiene che le nuove risorse debbano per lo meno essere doppie rispetto a quelle in essere, in modo da raggiungere una più ragionevole, ma comunque esigua, quota di circa il 25% del fabbisogno totale (44 miliardi di euro), individuate in coerenza al rapporto “ReNDiS 2020” (Repertorio nazionale degli interventi per la difesa del suolo) per la mitigazione del rischio idrogeologico.

Si osserva inoltre che per il PNRR debba essere contemplata la necessità di costruire un sistema efficiente per la tutela dell’ambiente e lo sviluppo ecosostenibile del territorio, che rafforzi il ruolo dei Presidenti delle Regioni di Commissari straordinari contro il dissesto /idrogeologico ai sensi dell’articolo 10, comma 1, del D.L. n. 91/2014, attraverso la costituzione di una struttura tecnica regionale – o provinciale con riferimento alle province autonome di Trento e Bolzano- che sia deputata alla programmazione e alla realizzazione degli interventi ritenuti «strategici» per la tutela dell’ambiente e lo sviluppo ecosostenibile del territorio.

Osservazione n. 2 (Progetto GeA)

Si osserva la necessità di includere un grande progetto di ricerca “GEOSCIENZE-ENERGIA-AMBIENTE (GeA)”, finalizzato alla conoscenza della Terra, in quanto le geoscienze sono fondamentali per difendersi dai rischi naturali, per reperire le risorse primarie e per entrare nella nuova era dello sviluppo ambientalmente sostenibile e resiliente.

Osservazione n. 3 (Progetto CARG)

Si osserva la necessità di dedicare un progetto specifico per il completamento e l’aggiornamento per tutto il territorio nazionale della Cartografia Geologica e Geotematica d’Italia alla scala 1:50.000 e della relativa banca dati alla scala 1:25.000, cd. “Progetto CARG”, coordinato dal Dipartimento per il Servizio Geologico d’Italia dell’ISPRA, al fine di ricavare carte geologiche e geotematiche di maggior dettaglio, considerando che l’utilizzo del dato cartografato nella pianificazione e gestione territoriale è uno strumento indispensabile per una corretta programmazione degli interventi per la mitigazione, riduzione e prevenzione dei georischi (sismico, idrogeologico, vulcanico, geochimico, da maremoto, da valanga).

Osservazione n. 4 (Progetto IFFI)

Si osserva la necessità di dedicare un progetto specifico per il completamento e l’aggiornamento della banca dati, nazionale e regionale, dell’Inventario dei Fenomeni Franosi in Italia, disponibile nella piattaforma IdroGEO, cd. “Progetto IFFI”, realizzato dal Dipartimento per il Servizio Geologico d’Italia dell’ISPRA in collaborazione con le Regioni e le Province autonome, al fine di dotarsi di uno strumento conoscitivo di base, utile per la valutazione della pericolosità da frana e per la conseguente corretta pianificazione territoriale, oltre che per la migliore programmazione degli interventi di difesa del suolo.

Osservazione n. 5 (Adeguamento sismico ed efficientamento energetico degli edifici pubblici)

Si osserva la necessità di mettere in condizioni di sicurezza sismica ed efficienza energetica una quota significativa del patrimonio edilizio pubblico, con particolare riferimento a scuole, edifici pubblici ed edilizia residenziale pubblica, destinando maggiori risorse a tale scopo. Solo una limitatissima quota degli 11.04 miliardi di euro previsti per l’efficientamento degli edifici pubblici e una ridotta parte dei 6.42 miliardi di euro previsti per il programma di risanamento strutturale degli edifici scolastici sarà dedicata alla sicurezza sismica, tra l’altro sotto forma di miglioramento sismico e non adeguamento. Allo stesso modo appaiono molto scarsi anche gli 800 milioni di euro destinati al programma di realizzazione di nuove scuole. In questa prospettiva si rappresenta altresì la l’opportunità di  prevedere un piano nazionale per la riqualificazione degli impianti sportivi comunali, comprendente interventi di efficientamento energetico con la sostituzione dei fari a ioduri con LED nei campi da gioco, l’installazione di pompe di calore, nuovi infissi, impianti fotovoltaici, impianti solari termici per la produzione di acqua calda, il rifacimento dell’involucro edilizio, sanitari con minore consumo di acqua, nonché interventi di miglioramento sismico nelle aree a maggior rischio.

D) Osservazioni in tema di rigenerazione urbana

Osservazione n. 1 (Rigenerazione urbana)

Nell’ambito della Missione 2, una linea di intervento da introdurre quale elemento a sé stante deve essere rappresentata dalla rigenerazione urbana, quale strumento nell’ambito dell’obiettivo europeo di consumo di suolo a saldo zero da raggiungere entro il 2050.

La rigenerazione urbana si inserisce  nella prospettive di concentrare sul recupero e la ristrutturazione del patrimonio immobiliare esistente le azioni e i piani di rilancio e resilienza.

Le prospettive di intervento e gli investimenti dei prossimi anni necessitano di concentrarsi sulla questione delle città, luogo di  vita per la maggioranza della popolazione italiana, luogo di aggregazione, di creazione di valore, e purtroppo anche fonti di gravi squilibri sociali, di inquinamento; le città hanno inoltre subìto, a causa della pandemia, profonde trasformazioni che ne hanno investito la struttura produttiva e commerciale, i servizi pubblici, a partire dai trasporti, la mobilità, l’offerta culturale. Si tratta di fenomeni di lunga durata che dovrebbe essere governati adeguatamente, attraverso un vero ripensamento delle città che implichi investimenti coordinati aventi ad oggetto, in un’ottica complessiva e non settoriale, una trasformazione degli edifici, dalla efficienza energetica alla bonifica da amianto alla sicurezza sismica,  degli spazi comuni, dei quartieri, della forestazione urbana con infrastrutture verdi in grado di aumentare la resilienza al cambiamento climatico e ai suoi effetti (fenomeni meteorici estremi e ondate di calore, ad esempio), con una attenzione specifica alla riqualificazione delle periferie e alla edilizia sociale da reincentivare; per governare tali trasformazioni sarebbe inoltre importante una riforma della governance, passando attraverso la creazione di un luogo di “governo della città” che metta in relazione, nella elaborazione di politiche di sviluppo sostenibile e di trasformazione verde, le esigenze di carattere unitario sottese a tale impostazione di lungo periodo e  quelle proveniente dalle autonomie locali e dalle loro istituzioni di governo; si tratta d’altronde di un elemento centrale già nelle politiche europee.

A tale riguardo appare altresì opportuno richiamare l’attenzione sull’esigenza che le politiche di rigenerazione urbana tengano conto, in una specifica prospettiva, di come nel percorso di progressiva uscita della donna dalla violenza l’aspetto abitativo ricopre un ruolo di non secondario rilievo. Vanno, pertanto, previsti adeguati investimenti per la realizzazione di case di semi autonomia – quale momento di passaggio tra la prima assistenza nelle case rifugio e il recupero della piena autonomia – e precisi interventi nell’ambito delle politiche abitative finalizzate a favorire l’accesso all’edilizia residenziale pubblica da parte delle donne vittime di violenza (ad esempio privilegiandole nell’ assegnazione degli alloggi abitativi, al fine di favorire l’uscita dalla violenza ed il pieno reinserimento nella società) e a promuovere progetti sperimentali di co-housing. I progetti sperimentali possono rappresentare, peraltro, l’occasione per l’avvio di attività lavorative generatrici di reddito (micro-impresa, co-workingsmart-working).

Osservazione n. 2 (Forestazione urbana)

Si osserva che sarebbe altresì opportuno che, mediante il PNRR, venissero finanziati programmi di forestazione urbana e periurbana in tutte le città metropolitane, in quelle capoluogo di provincia e in tutte le città con una popolazione residente superiore a 30.000 abitanti ubicate in aree fortemente inquinate, quali quelli ricadenti nella Pianura padana o che, indipendentemente dal numero di abitanti, abbiano fatto registrare una media annuale superiore ai 20 microgrammi/metrocubo (µg/mc) di polveri sottili rispetto a quanto indicato dall’OMS;

Osservazione n. 3 (Laguna di Venezia)

Gli investimenti pubblici del Piano di Ripresa e Resilienza offrono una occasione unica per realizzare un Grande Progetto Europeo per Venezia in grado di tutelare il patrimonio storico-culturale della città e il patrimonio naturale della Laguna ma altresì le imprese e la vita degli abitanti attraverso i seguenti programmi di intervento specifici:

– tutela della residenzialità attraverso una nuova cultura del turismo, più rispettosa con il contesto sociale;

– sviluppo economico locale e mobilità più sostenibili;

– rigenerazione ecologica delle attività produttive ed energetiche;

– tutela del patrimonio naturale e del paesaggio della Laguna di Venezia;

– tutela del patrimonio storico artistico e monumentale della città di Venezia e delle sue isole;

– difese locali dagli allagamenti e progetti di bonifica;

– estromissione nel medio-lungo periodo delle grandi navi dal transito in Laguna

– riconversione green di Porto Marghera con hub dedicato all’idrogeno verde

Solo con questo grande progetto europeo, elaborato dallo stato centrale nell’ambito del Recovery Plan, Venezia potrà recuperare il proprio ruolo economico e sociale che le è proprio e diventare un modello esemplare di economia e società sostenibile e compatibile con gli obiettivi del PNRR.

E) Osservazioni in tema di tutela della qualità dell’aria

Osservazione n. 1 (Qualità dell’aria e mobilità sostenibile)

Si propone in primo luogo di includere, rispetto alla valutazione dell’impatto delle misure del PNRR sulla qualità dell’aria, un paragrafo specifico e distinto dai precedenti all’interno della sezione relativa alla valutazione d’impatto anche mediante l’inserimento di un paragrafo dal titolo “Valutazione d’impatto sulla qualità dell’aria” in cui indicare, a seguire, come le misure contenute nel Piano siano finalizzate a migliorare la qualità dell’aria prevedendo di quantificare per ciascuno dei progetti anche l’impatto stimato ed effettivo.

Sarebbe altresì opportuno, in coerenza con gli obiettivi di riduzione delle emissioni e considerando anche quelle provocate dalle aree industriali, aggiornare la normativa nazionale mediante l’introduzione di valori limite specifici per le diverse sostanze.

In tema di mobilità sostenibile, al fine di perseguire l’obiettivo della decarbonizzazione totale al 2050 dell’intero settore, è necessario porre in atto tutte le azioni possibili al raggiungimento dell’obiettivo di una mobilità a zero emissioni in ambito urbano al 2030. Tale visione impone un ruolo fondamentale dei Comuni e delle Città Metropolitane, per pianificare e realizzare con coerenza, politiche e progetti di densificazione e rigenerazione urbana e servizi di trasporto per le persone e le merci plurimodale, condiviso o pubblico, composto unicamente da nuovi mezzi a zero emissioni locali (elettrici), prevedendo una graduale messa al bando dei veicoli più inquinanti (anzianità superiore ai 10 anni).

Come in altri Paesi la priorità degli investimenti infrastrutturali è nelle città, su cui destinare gran parte delle risorse disponibili. In questa prospettiva occorre avvicinare i servizi alle persone e creare strutture municipali di lavoro per chi fa home working.

Si rileva inoltre che i 7,5 miliardi dedicati alla mobilità sostenibile delle città (M2C2) risultano del tutto insufficienti. Gli stessi Piani urbani per la mobilità sostenibile delle principali città sono più avanzati rispetto al PNRR. Inoltre, gli investimenti per la cura del ferro sono davvero minimi (da segnalare come il Piano attualmente riconosca che “l’uso del metano come combustibile alternativo deve essere attuato più rapidamente nel breve e medio termine a causa della mancanza di adeguate infrastrutture di ricarica o rifornimento per i veicoli elettrici o a idrogeno”. Appare al riguardo necessario intervenire prevedendo opportune risorse per incentivare le infrastrutture di ricarica. La mobilità urbana con veicoli elettrici o a idrogeno. In particolare nell’ambito dei progetti per il rinnovo e ammodernamento tecnologico del TPL, del trasporto privato e delle merci, prevedere misure di sostegno anche per il rinnovo e potenziamento della flotta del settore dei bus turistici (comparto di circa 6mila imprese, 25mila lavoratori e circa 25mila mezzi a disposizione, per un fatturato annuo di oltre 2,5 miliardi, del quale l’80% andato perduto nel 2020) , che rivestono fondamentale importanza nell’offerta turistica nazionale ed internazionale del Paese, che viene premiata laddove il trasporto è all’avanguardia in tema di sicurezza, comfort, mobilità green.

L’azione di governo dovrebbe, tra l’altro, essere finalizzata a conseguire, a partire dalle città metropolitane, i seguenti risultati.

Ø  Ridisegnare lo spazio pubblico urbano a misura d’uomo e rispettoso dell’ambiente: quartieri car free, “città dei 15 minuti” (in cui tutto ciò che serve sta a pochi minuti a piedi da dove si abita), strade a 30 km all’ora, strade scolastiche, smart city, moderazione della velocità, sicurezza.

Ø  Rifinanziare il Piano nazionale della sicurezza stradale (legge 144/1999) per progetti di mobilità dolce vincolando le risorse agli obiettivi dei PUMS.

Ø  Realizzare 5.000 km di ciclovie urbane.

Ø  Promuovere interventi esemplari di green logistic a zero emissioni, di mobilità elettrica condivisa, digitalizzazione, van elettrici, cargo bike, centro logistici di quartiere.

Ø  Aumentare la dotazione di mezzi pubblici urbani: 15.000 nuovi autobus per il TPL (rifinanziare il Piano Nazionale Strategico della Mobilità Sostenibile); nuove reti tranviarie per 150 km (o filobus rapid transit) e nuove metropolitane per 25 km.

Ø  Elettrificare il parco veicoli della Pubblica Amministrazione, ove possibile.

Ø  Prevedere agevolazioni fiscali o bonus per taxi ad alimentazione a basse emissioni.

Ø  Sviluppare la filiera industriale delle batterie (rafforzamento ai fondi del progetto europeo IPCEI per attività di ricerca, sviluppo e innovazione sull’economia circolare delle nuove batterie per l’autotrasporto).

Ø  Potenziare i programmi di riconversione industriale, non solo nell’ambito del siderurgico, ma anche nei settori del petrolchimico, dei minerali non metallici o della meccanica, settori che svolgono un ruolo fondamentale nel processo di decarbonizzazione del Paese;

Ø  Prevedere, in coerenza con la Direttiva 2014/94/UE, c.d. Dafi, un piano organico a sostegno della trasformazione delle stazioni di servizio in poli multiservizi, in grado di promuovere la diffusione di soluzioni per la mobilità a basso impatto ambientale e di garantire una rapida diffusione delle infrastrutture di ricarica, attraverso un’effettiva liberalizzazione del mercato delle ricariche;

Ø  Nell’ambito della linea d’azione ‘Interventi di sostenibilità ambientale dei porti “Green Ports” ed elettrificazione banchine “Cold ironing“’, tenuto conto degli ingenti costi a carico dell’armatore necessari all’adeguamento delle navi, prevedere specifiche risorse da destinare al cold ironing introducendo un meccanismo di credito fiscale corrispondente a una certa percentuale del costo di investimento, da poter portare in detrazione per un adeguato periodo temporale, prevedendo al contempo la possibilità di cessione del credito a terzi (fornitori di tecnologia, finanziatori, altro);

Osservazione n. 2 (Programma di riforma per le Regioni del bacino del Po)

In tema di inquinamento atmosferico si evidenzia che nelle schede tecniche contenute nel documento Missione 2 – Rivoluzione verde e Transizione Ecologica è prevista la Riforma 4 – Adozione di programmi nazionali per il controllo dell’inquinamento atmosferico. Pur apprezzando la proposta di implementazione di un “Programma di riforma per le Regioni del bacino del Po” si osserva la necessità di declinare in maniera più dettagliata gli interventi da intraprendere tenendo conto che l’inquinamento atmosferico della Pianura Padana, l’area più inquinata d’Europa, è dovuto ad una molteplice causa di fattori le cui soluzioni e azioni da intraprendere devono essere coordinate da una cabina di regia che coinvolga il Ministero della Transizione Ecologica, il Ministero dei Trasporti, il Ministero dello Sviluppo Economico e il Ministero delle Politiche Agricole.

Scopo della cabina di regia dovrebbe essere quello di individuare tutte le fonti inquinanti della pianura Padana e di prevedere, entro un termine e un cronoprogramma preciso, un elenco di azioni correttive che restituiscano un programma di interventi efficace e certo.  A tal fine andrebbero escluse eventuali forme di incentivo a iniziative impattanti sulla qualità dell’aria. Andrebbe inoltre monitorato anche l’inquinamento derivante da allevamenti intensivi e spargimento liquami in un’ottica di riconversione degli allevamenti in chiave di benessere animale, trattamento dei nitrati, aumento del biologico. Inoltre, la riduzione delle emissioni agricole e zootecniche risulta prioritaria non solo per i gas a effetto serra ma anche per altri inquinanti come la correlazione fra ammoniaca e polveri fini tanto importante specie in tempi di Covid19.

Il “Programma di riforma per le Regioni del bacino del Po” dovrebbe tener conto di tutte le fonti inquinanti e definire precise azioni e tempistiche di attuazione. Il carattere trasversale dei Ministeri coinvolti nella cabina di Regia e il ruolo istituzionale degli stessi potrebbe agevolmente consentire il superamento di problematiche regionali/locali.

F) Osservazioni in tema di economia circolare

Osservazione n. 1 (Strategia nazionale per l’economia circolare e problematiche impiantistiche)

Tra le riforme previste dal PNRR spicca la definizione della strategia nazionale per l’economia circolare. La strategia dovrà prevedere una tempistica certa di adozione e una governance ad hoc, ad esempio, attraverso l’istituzione di uno o più tavoli interministeriali MITE-MISE-MIPAFF e le Università/centri di ricerca con l’obiettivo di garantire l’applicazione di modelli di economia circolare su tutto il territorio attraverso l’analisi puntuale dei processi produttivi. L’individuazione delle riforme normative necessarie alla transizione favorirà la “transizione burocratica”, verranno inoltre individuati i fondi necessari per la ricerca (contributi a fondo perduto ad esempio), lo sviluppo e la messa a regime di processi innovativi (simbiosi industriale, ecodesign, valorizzazione dei sottoprodotti, ecc..). La strategia nazionale per l’economia circolare dovrà: prevedere riforme che agevolino l’utilizzo di sottoprodotti, lo sviluppo di modelli di consumo basati sul servizio come prodotto; prevedere l’applicazione di regimi di responsabilità estesa del produttore (ad esempio nel settore tessile), dell’industria e distribuzione alimentare, dei mobili e edile; introdurre l’aliquota IVA al 10% per la gestione dei rifiuti e per l’attività di riparazione, innalzando il periodo minimo di garanzia dei prodotti, in particolare per quelli elettronici;  introdurre il deposito cauzionale per gli imballaggi e per i RAEE favorendo, altresì, la realizzazione di nuovi centri di raccolta;  favorire il trasferimento tecnologico e l’implementazione di soluzioni di open e wide innovation, eco-design sistemico; sostenere progetti di sharing economy;  valutare la concessione di agevolazioni fiscali e contributi, anche sotto forma di credito d’imposta, per i soggetti che acquistano, per poter utilizzare direttamente nei propri cicli di produzione o consumo, semilavorati o prodotti finiti derivanti da processi di riciclo o prodotti costruiti per il riutilizzo; in particolare, prevedere ulteriore rimodulazioni al ribasso degli eco contributi, per quei prodotti che riescono a garantire particolari performance di sostenibilità in termini di riciclabilità, riutilizzabilità e durevolezza; sviluppare una forte strategia nazionale che preveda incentivi al riuso delle materie prime seconde derivanti dal trattamento degli pneumatici fuori uso, prevedendo la capillarizzazione di impianti di devulcanizzazione, a basso impatto ambientale, secondo i più elevati standard tecnologici attualmente disponibili; prevedere la riqualificazione e formazione del personale delle pubbliche amministrazioni in materia di economia circolare, in particolare sui temi della prevenzione dei rifiuti e degli appalti verdi, nonché attivare un monitoraggio e un supporto per il rispetto delle quote di acquisti verdi nelle pubbliche amministrazioni (green public procurement).

Inoltre, con riferimento alla Missione n. 2 “Rivoluzione verde e transizione ecologica”, componente “Agricoltura sostenibile ed economia circolare”, in relazione alla sotto-componente “Economia circolare e valorizzazione del ciclo integrato dei rifiuti”, appare necessario specificare che tutti gli interventi previsti in tale sezione rispondano al migliore raggiungimento degli obiettivi comunitari di recupero di materia e la produzione di materie prime seconde ad alto valore aggiunto, attraverso uso di tecnologie innovative di riciclo volte alla produzione di materiali particolarmente performanti e non alla produzione di combustibili.

Con riferimento al “Progetto economia circolare” si dovrà puntualizzare che i progetti finanziati o co-finanziati con il Fondo istituito da tale attività siano finalizzati a:

10.  ridurre la produzione dei rifiuti, attraverso lo sviluppo dell’ecodesign, l’efficientamento dei processi produttivi, la lotta allo spreco alimentare e all’ obsolescenza programmata, l’incentivazione dei centri di riparazione e riuso, lo sviluppo e l’implementazione di piani di informazione e comunicazione ai cittadini volti a contrastare lo spreco e l’abbandono;

11.  valorizzare i rifiuti, attraverso l’adozione di sistemi innovativi per la raccolta differenziata e l’ammodernamento dei sistemi esistenti in modo da ottimizzare la quantità e migliorare la qualità delle frazioni raccolte, anche attraverso l’avvio di nuove filiere;

12.  realizzare una rete impiantistica adeguata per il trattamento, recupero e riciclo degli scarti, ivi inclusa la frazione organica, al fine di raggiungere gli obiettivi comunitari di recupero di materia e la produzione di materie prime seconde ad alto valore aggiunto;

13.  rendere più efficiente il sistema per le spedizioni transfrontaliere dei rifiuti, in particolare per le frazioni residuali provenienti dal trattamento dei rifiuti per le quali non vi è allo stato attuale adeguata disponibilità impiantistica nelle more del punto 3). ;

14.  sviluppare filiere circolari, attraverso il consolidamento e la velocizzazione delle procedure per l’End of Waste

15.  favorire la diffusione del Green Public Procurement (GPP) e il suo allargamento a nuove categorie di prodotti che favorisca il pieno rispetto dei CAM contribuendo al sostegno della domanda di prodotti e materiali riciclati;

16.  sostenere interventi per lo sviluppo di simbiosi industriale nei vari distretti;

17.  rafforzare la raccolta dei rifiuti da imballaggi e dei rifiuti di plastica, soprattutto sotto il profilo qualitativo, anche al fine di evitare/ridurre l’onere che siamo tenuti a sostenere per la plastic tax europea (830Meuro/anno ossia 1/8 delle risorse destinate dalla proposta di PNRR all’economia circolare)

18.  promuovere ed incentivare le certificazioni ambientali di prodotti/servizi.

Con riferimento alla necessità di investire risorse per la realizzazione di nuovi impianti di trattamento rifiuti e il revamping di quelli esistenti si precisa che specifica attenzione dovrà essere dedicata al rafforzamento della capacità amministrativa nel saper efficacemente pianificare e realizzare tali interventi impiantistici. In particolare le Regioni e le Provincie autonome, attraverso lo strumento della pianificazione della gestione dei rifiuti, se non esistente, dovranno impegnarsi in un processo di individuazione dell’impiantistica necessaria a chiudere il ciclo, tenendo conto delle direttive e degli obiettivi Europei, usando le BAT al fine di raggiungere il BES come previsto dall’agenda 2030 delle NU e rendendo i progetti “cantierabili” in tempi ragionevoli. Attualmente il personale regionale e locale dedicato alla pianificazione regionale in materia di rifiuti appare talvolta sottodimensionato e non sufficientemente preparato da un punto di vista tecnico, normativo e amministrativo, sarà quindi prioritario destinare una quota dei finanziamenti per il rafforzamento e la formazione di tale personale, affinché sia in grado di sostenere la predisposizione di bandi e progetti tecnici in linea con gli obiettivi dell’economia circolare rispettando i principi di rendicontazione finanziaria e i tempi di realizzazione degli interventi previsti.

Osservazione n. 2 (Fondo per la ricerca e lo sviluppo per l’economia circolare)

Negli investimenti relativi ai progetti di economia circolare della Missione M2C1 -Agricoltura Sostenibile ed Economia Circolare sarebbe opportuno istituire il Fondo richiesto nel Parere rilasciato dalla Commissione Ambiente al Senato al PNRR del 6 ottobre 2020, ovvero un fondo specifico che incentivi la ricerca e lo sviluppo per l’economia circolare. Il fondo potrà essere impiegato anche per progetti di sperimentazione volti a favorire processi “end of waste” e per la transizione produttiva delle imprese che attualmente producono prodotti ad alto impatto ambientale. Le attività di ricerca e sperimentazione saranno coordinate da un tavolo interministeriale istituito tra il MITE, MISE, MIPAFF e Enti di Ricerca e Università e avrà il compito di individuare le filiere più strategiche e più tecnologicamente avanzate per ottenere la cessazione della qualifica di rifiuto.

Osservazione n. 3 (Aree interne)

Promuovere l’iniziativa dei territori della Strategia Nazionale per le Aree Interne come protagonisti della green economy e della economia circolare, valorizzandone la naturale funzione, sostenendo le innovazioni organizzative promosse dalla Strategia per le Green Community prevista dall’art. 72 della legge 221 del 2015, anche nella prospettiva del Green Deal europeo.

Osservazione n. 4 (Tutela delle zone montane)

Si invita a valutare l’esigenza di prevedere gli investimenti necessari per contrastare lo spopolamento delle zone montane e l’abbandono dell’agricoltura, del pascolo e dell’alpeggio, anche nell’ottica di ridurre il rischio di dissesto idrogeologico, investendo altresì nella digitalizzazione per rendere le zone montane luoghi di interesse imprenditoriali e turistico.

Osservazione n. 5 (Bonifica siti militari)

Appare necessario attivare un piano nazionale di bonifica dei siti militari che richiedono tale intervento, per eliminare ogni possibile rischio per l’ambiente e la salute del personale, per potenziare le capacità operative dei siti, operando una loro valorizzazione.

G) Osservazioni in tema di tutela della biodiversità

Osservazione n. 1 (Biodiversità)

L’UE e i suoi Stati membri si sono impegnati ad avviare la biodiversità sulla via della ripresa entro il 2030. Con la “Strategia dell’UE sulla biodiversità per il 2030” si sono impegnati a creare una rete di zone protette ben gestite comprendenti almeno il 30% della superficie terrestre e marina dell’UE. La strategia è un elemento chiave del Green Deal europeo, il 20 maggio 2020 la Commissione ha adottato una proposta di strategia dell’UE sulla biodiversità per il 2030.

Nell’ambito di tale strategia le principali azioni da realizzare entro il 2030 includono:

●        la creazione di zone protette comprendenti almeno il 30% della superficie terrestre e marina dell’UE, ampliando in tal modo la copertura delle zone Natura 2000 esistenti

●        il ripristino degli ecosistemi degradati in tutta l’UE entro il 2030 attraverso una serie di impegni e misure specifici, tra cui la riduzione dell’uso e del rischio dei pesticidi del 50% entro il 2030 e l’impianto di 3 miliardi di alberi all’interno dell’UE

●        lo stanziamento di 20 miliardi di EUR l’anno per la protezione e la promozione della biodiversità tramite i fondi dell’UE e finanziamenti nazionali e privati

●        la creazione di un quadro globale ambizioso per la biodiversità. L’UE intende dare l’esempio a livello mondiale al riguardo.

La strategia dell’UE sulla biodiversità per il 2030 è una delle iniziative fondamentali del Green Deal europeo, che mira a rendere l’economia dell’UE sostenibile e climaticamente neutra entro il 2050.

Relativamente ai Piani Nazionali di Ripresa e Resilienza (PNRR) si sottolinea che nelle Linee Guida “Commission staff working document guidance to member states recovery and resilience plans Part 1/2” del 22 gennaio 2021 la biodiversità è inclusa nella Transizione Verde: “In linea con le priorità politiche dell’Unione, lo strumento per la ripresa e la resilienza (PNRR) è concepito per promuovere una ripresa sostenibile e inclusiva e promuovere la transizione verde, compresa la biodiversità.

Viene inoltre specificato che: “Le azioni per la biodiversità hanno molti effetti positivi, tra cui il rafforzamento del deposito di carbonio, l’aumento della resilienza e la prevenzione dell’emergenza e della diffusione di futuri focolai di malattie, creando allo stesso tempo nuove opportunità economiche nelle zone rurali attraverso un uso più sostenibile del suolo. Dato il suo ruolo chiave nella conservazione dell’ambiente e i co-benefici che può offrire nella lotta ai cambiamenti climatici, i piani dovrebbero anche delineare come le misure dovrebbero contribuire alla protezione e al ripristino della biodiversità e degli ecosistemi”.

Nonostante la centralità del tema della tutela della biodiversità si osserva che nella proposta del PNRR del 12 gennaio 2021 la biodiversità è quasi o completamente assente:compare solo a pag. 18 in termini di corposi interventi di riforestazione (molto discutibili) e azioni per invertire il declino della biodiversità e il degrado del territorio, e a pag 94 ove, in maniera molto generica viene detto che al fine di preservare e migliorare lo stato dei corpi idrici e ridurre il consumo di suolo è necessario incrementare l’utilizzo di interventi nature-based e land-based, come le Natural Water Retention Measures, che forniscono un ampio spettro di servizi ecosistemici, integrando le esigenze di mitigazione del rischio idrogeologico con la tutela e il recupero degli ecosistemi e della biodiversità.

Si osserva pertanto che limitare la biodiversità alla piantumazione di alberi, creando ecosistemi artificiali, non corrisponde a un efficace rapporto con la natura, e non corrisponde alla visione espressa nelle linee guida: nelle linee guida europee la biodiversità è trasversale (cross cutting) a tutte le misure proposte, e deve essere considerata in ogni proposta progettuale, come misura dell’efficacia delle strategie di sostenibilità. Invece viene menzionato in modo episodico e scientificamente scorretto per il perseguimento dei fini richiesti dalle linee guida.

E’ quindi necessario riconsiderare tutte le misure proposte nel PNRR misurandole rispetto alla loro efficacia in termini di tutela della biodiversità e degli ecosistemi nell’accezione primaria di sistema ambientale che comprende la biodiversità e i suoi rapporti con il mondo fisico in linea con le indicazioni contenute nella Strategia dell’UE sulla biodiversità per il 2030, riservando a tale scopo una parte adeguata di risorse. Il PNRR, che dovrebbe programmare la transizione ecologica, non contiene concetti di ecologia.

In conformità alla Strategia dell’UE per la biodiversità entro il 2030, è necessario confermare il contributo del nostro Paese all’obiettivo di tutelare il 30% del territorio terrestre e marino entro il 2030, a partire dal rafforzamento e espansione dell’attuale rete di Aree Protette terrestri e marine e della Rete Natura 2000, e rafforzamento della governance. Si ritiene inoltre necessario:

 

–          l’implementare il Priority Action Framework (PAF) su tutto il territorio nazionale;

–          eliminare il limite di spesa per beni e servizi in relazione ai parchi nazionali, che impediscono agli stessi di spendere le risorse che hanno a disposizione.

–          estendere i finanziamenti per il clima alle aree protette regionali ed ampliare la tipologia di progetti finanziabili;

–          prevedere Piani d’azione e monitoraggio, almeno all’interno delle aree protette, per le specie animali e vegetali inserite nelle direttive europee o che siano minacciate di estinzione rispetto alle Liste Rosse italiane;

Tra gli interventi da inserire nel PNRR risulta inoltre fondamentale il programma di restauro ambientale di larga scala di habitat degradati e creazione di reti ecologiche finalizzate a favorire una migliore connettività tra gli ecosistemi, in conformità con la Strategia europea sulla Biodiversità e del provvedimento legislativo della Commissione europea sul restauro ambientale: zone umide, particolarmente minacciate da degrado e inquinamento, e corsi d’acqua nella loro componente acquatica e vegetazionale emersa, anch’essi minacciati da molteplici fattori. Un approccio di progettualità integrata degli interventi, fondato sulle nature based solutions, consentirebbe inoltre di ridurre i rischi idrogeologici e di fornire elementi di resilienza alle comunità umane locali.

E’ necessario altresì:

–          promuovere un programma per impedire l’estinzione di specie animali e vegetali particolarmente minacciate su scala nazionale;

–          promuovere interventi finalizzati al benessere degli animali domestici e alla protezione degli animali selvatici, garantendo le necessarie azioni di contenimento,  nel quadro degli obiettivi delle normative a loro tutela e di difesa dell’ambiente;

–          operare per una gestione più sostenibile dell’attività di pesca commerciale, inclusa la riduzione delle catture accidentali (bycatch) di specie non oggetto di consumo alimentare.

–          realizzare infrastrutture per la fruizione turistica e la divulgazione ambientale nelle aree protette (Centri visita, strutture ricettive, centri di educazione ambientale, piste ciclabili) e creazione della “grande rete nazionale dei parchi

–          istituire un Istituto Nazionale della Biodiversità e degli Ecosistemi  (INBE); L’INBE comprende l’Istituto Nazionale del Mare e l’Istituto Nazionale della Biodiversità Terrestre, ognuno con le proprie specifiche competenze, per la realizzazione di una visione complessiva dello stato della natura. L’Istituto sarà dotato di una flotta navale oceanografica (una per ogni bacino nazionale: Mar Ligure, Mar Tirreno, Mar Ionio e Mare Adriatico) e di attrezzature e infrastrutture di ricerca.

–          istituire corsi di laurea magistrale e di dottorato per formare nuovi scienziati in biodiversità, in ecosistemi ed in transizione ecologica  coinvolgendo il sistema produttivo;

–          garantire la formazione dei docenti in tema di educazione ambientale;

–          inserire l’insegnamento dei principi di biodiversità̀ e funzionamento degli    ecosistemi in tutti i percorsi di formazione, dalla scuola primaria a tutti i percorsi universitari. La natura deve diventare parte della cultura;

–          promuovere la biodiversità urbana attraverso programmi di forestazione urbana, food-forest, orti urbani, pareti e tetti verdi in aree industriali e aree verdi urbane con maggiore biodiversità della flora.

Osservazione n. 2 (Previsione di una specifica missione relativa al mare)

La Commissione Europea ha identificato una “Mission Area” di importanza strategica per il nostro paese: Healthy Oceans, Seas, Coastal and Inland Waters, questa Missione non viene citata esplicitamente, ma potrebbe ricadere nella missione 2: Rivoluzione verde e transizione ecologica.

Nella versione del PNRR del 12 gennaio 2021 il mare non esiste, infatti, esso è menzionato solo in relazione ai sistemi di gestione rifiuti raccolti a mare nelle aree portuali. La mission Healthy Oceans non è menzionata. Il turismo viene associato solo al patrimonio culturale, ignorando che il turismo balneare è uno degli asset di maggiore importanza per il paese.

E’ pertanto assolutamente necessario che la mission Healthy Oceans venga integrata nel PNRR e che venga considerata in maniera trasversale per tutti i progetti che riguardano il mare ma anche i cambiamenti climatici e sfruttamento dell’energia (eolico off-shore ad esempio) affinché il mare, nella sua eccezione olistica di patrimonio naturale e culturale, sia contemplato e valorizzato con interventi di protezione e uso sostenibile.

Si osserva inoltre che per l’ambiente marino la Marine Strategy Framework Directive, recepita dall’Italia, richiede che il Good Environmental Status (Buono stato ambientale) sia raggiunto in tutte le acque europee entro il 2020. Pertanto l’applicazione della Marine Strategy dovrebbe fungere da guida per gli investimenti e le riforme relative l’ambiente marino.

Osservazione n. 3 (PNR, PNRR, Cluster tecnologici)

Il PNRR contiene due riferimenti al PNR (Programma Nazionale della Ricerca 2021-2027) per scrivere l’ambito che riguarda i sistemi marini. Nell’ambito di tale programma è stato fatto presente che la logica “estrattiva” che considera il mare (e la natura in generale) come mero fornitore di risorse da gestire non collima con quanto suggerito dalla Commissione. Il titolo è stato cambiato in Conoscenza e gestione sostenibile degli ecosistemi marini. L’analisi del resto del PNR ha evidenziato come il mare non fosse considerato, proprio come nel PNRR. Sono state quindi aggiunte le tecnologie marine, e il titolo dell’ambito marino del PNR è diventato: Conoscenza, innovazione tecnologica e gestione sostenibile degli ecosistemi marini. Si rimanda all’ambito marino del PNR lo sviluppo delle tematiche che dovrebbero comparire anche nel PNRR e che ora sono totalmente assenti.

Due cluster tecnologici riguardano il mare: BIG (Blue Italian Growth), e ITEM (Innovazione Tecnologica per la Tutela e la Valorizzazione degli Ecosistemi Marini). Molta innovazione tecnologica viene prospettata nei due cluster che, per la prima volta, associano le nuove tecnologie ai principi di sostenibilità, in piena concordanza con le linee guida della Commissione. Gran parte di quel che dovrebbe essere inserito nel PNRR è già presente in altri documenti elaborati su mandato governativo, ma ignorati nella redazione del PNRR.

Le relazioni tecniche dell’Università di Napoli Federico II e del CNR ISMAR mostrano come:

1 – sia possibile digitalizzare i sistemi naturali, costruendo un sistema informativo georeferenziato che permetta di tenere sotto controllo lo stato dell’ambiente, supportato da un sistema osservativo calibrato sulle variabili rilevanti (biodiversità ed ecosistemi). I due sistemi ci permetteranno di verificare l’efficacia delle nostre azioni, come previsto dal Recovery Plan: ogni azione intrapresa deve migliorare lo stato dell’ambiente e, per ottenere questo risultato, è indispensabile avere contezza dello stato dell’ambiente stesso.

2 – sia possibile usare la conoscenza dell’ambiente e delle attività antropiche per pianificare l’uso sostenibile dello spazio attraverso la Pianificazione Spaziale, come previsto dalle Direttive Europee.

Gli esempi sopra riportati derivano da attività progettuali coordinate da ricercatori italiani in ambito europeo e costituiscono dei casi-pilota già realizzati, che dovrebbero essere estesi a tutto il paese, traducendoli anche nei sistemi terrestri, in modo da creare una cabina di regia che consenta l’attuazione della transizione ecologica rispettando le caratteristiche dell’ambiente e calibrando su di esse gli interventi umani.

Osservazione 4 (Progetto Green Digital Hubs for EU Defence)

Si propone la ristrutturazione energetica e rivalutazione del patrimonio immobiliare del polo CSSN di La Spezia e Livorno in una ottica di economia circolare, volto alla creazione di un cosiddetto smart military district focalizzato alla ricerca e sviluppo nel settore delle tecnologie subacquee (La Spezia) e delle tecnologie di comunicazione digitali europee sicure volte al supporto di un Cyber Resilient Military Cloud (Livorno). Il costo della fase 1 è stimato intorno ai 1.5 Miliardi Euro. Lo strumento di finanziamento principale è costituito dal recovery fund. La fase 1 prevede una armonizzazione del requisito per i centri di eccellenza europei, e prevede una durata di circa 3 anni. Inoltre, sviluppo di un Centro di Eccellenza a livello europeo nel settore delle comunicazioni digitali militari, compresa la certificazione degli apparati secondo standard europei, presso il CSSN di Livorno, in rete con analoghi centri di eccellenza europei da identificare in fase proposta PESCO. Il costo della fase 2, a livello nazionale, è stimato intorno agli 800 Milioni di Euro, da finanziare attraverso prestito della Banca Europea degli Investimenti (BEI). L’idea di Progetto si sviluppa sulla base dei pilastri del recovery fund, ovvero di una transizione ecologica verso una economia circolare e di una transizione verso il digitale.

Osservazione n. 5 (Ecosistemi fluviali e aree umide)

In data 6 ottobre 2020 la Commissione Ambiente del Senato si è espressa sull’Atto 572 ” Proposta di Linee guida per la definizione del Piano nazionale di ripresa e resilienza”, formulando una serie di osservazioni volte alla previsione nel Piano nazionale per la Ripresa e la resilienza (di seguito “PNRR”) di specifiche misure per la tutela e il ripristino degli ecosistemi fluviali, confluite nella risoluzione approvata dall’Assemblea, che non sono state inserite nella proposta di PNRR del 12 gennaio 2021;

Solo il 43% dei corpi idrici fluviali italiani e solo il 20% di quelli lacustri (Rapporto SNPA 7/2019) raggiungono lo stato di qualità buono richiesto dalla Direttiva Quadro sulle Acque; i nostri corsi d’acqua sono frequentemente interessati da devastanti interventi di taglio indiscriminato della vegetazione ripariale e di dragaggio degli alvei, non giustificati da adeguate valutazioni quantitative, che compromettono la biodiversità e spesso aumentano il rischio di alluvioni, anziché diminuirlo. La Strategia dell’UE per la Biodiversità entro il 2030 definisce ambiziosi obiettivi di recupero degli ecosistemi in Europa nel prossimo decennio e chiede agli Stati Membri di accelerare l’attuazione delle direttive europee sulle acque, ripristinando la continuità e un deflusso naturale in almeno 25mila km di fiumi entro il 2030, rimuovendo barriere, restituendo spazio ai corsi d’acqua e rinaturando aree umide (come da definizione internazionale adottata da IUNC (International Union for Conservation of Nature nella Convenzione di Ramsar) e pianure alluvionali.

Si evidenzia pertanto la necessità di inserire nel PNRR le seguenti misure, già specificate nella risoluzione approvata dall’Assemblea del Senato in relazione all’Atto 572 il 13 ottobre 2020:

– un programma nazionale di rinaturazione e manutenzione di fiumi, laghi, lagune e zone umide, da attuarsi nel triennio 2021-2026, avente come finalità la corretta applicazione della Direttiva “Quadro sulle Acque”, della direttiva “Alluvioni”, della direttiva “Habitat”, e della direttiva “Uccelli, attraverso la promozione del ricorso alle infrastrutture verdi e il ripristino, la tutela e il mantenimento di boschi ripariali;

– specifici fondi per l’attuazione delle misure necessarie al raggiungimento dello stato buono in tutti i corpi idrici, come richiesto dalla Direttiva 2000/60/CE

– specifici investimenti e misure volte a favorire la realizzazione di “interventi integrati” che garantiscano contestualmente la riduzione del rischio idrogeologico e il miglioramento dello stato ecologico dei corsi d’acqua e la tutela degli ecosistemi e della biodiversità.

– prevedere come obiettivo e criterio di priorità una maggiore integrazione tra misure per la mitigazione del rischio e per la tutela e il ripristino della biodiversità;

– precisare che la selezione degli interventi non avrà luogo solamente in base ai criteri del Rendis. Infatti, deve essere individuata una quota consistente di risorse destinate ad interventi integrati, ovvero con misurabili effetti positivi non solo sulla riduzione del rischio ma anche sull’incremento dello stato ecologico dei corpi idrici, così da favorire il raggiungimento degli obiettivi della Direttiva 2000/60/CE.

Osservazione n. 6 (Tutela dei laghi)

Si propone di prevedere linee di progettualità specifiche per l’adozione urgente di misure per il risanamento e la valorizzazione dei principali laghi italiani, quali risorse uniche e preziose di acqua dolce, in particolare:

–          investimenti per l’adozione urgente delle misure indispensabili per il risanamento e la valorizzazione del lago Trasimeno, anche al fine di risolvere in via definitiva le problematiche di instabilità del livello idrometrico del lago, attraverso interventi mirati quali l’ampliamento del bacino imbrifero e il completamento delle pertinenti opere di adduzione e immissione delle acque, di manutenzione delle sponde e di gestione dei fondali;

–          investimenti per contrastare le principali problematiche ambientali del lago di Como quale preziosa riserva idrica nazionale minacciata da intensi fenomeni di inquinamento in particolare da microplastiche e dai frequenti straripamenti che mettono a rischio la stabilità delle terre circostanti, l’incolumità dei cittadini, gli equilibri naturali e l’economia del territorio.

Osservazione n. 7 (Processi di forestazione)

In relazione alla necessità di favorire i processi di forestazione:

3)      si rileva innanzitutto che i fondi messi a disposizione dal Progetto “Forestazione e tutela dei Boschi”, (1 miliardo di euro dai Fondi FEASR) corrisponde alla creazione di 100mila ettari di nuova aree boscate, ossia meno della metà dell’impegno richiesto nella Strategia Europea per la Biodiversità e al riguardo appare necessario incrementare il predetto stanziamento;

4)      si invita inoltre a valutare, tra l’altro, l’opportunità di

k.      superare la parcellizzazione fondiaria è determinante: servono strumenti regionali e nazionali, ad esempio per creare “Associazioni fondiarie” (ASFO) e altre organizzazioni stabili di proprietari forestali;

l.        prevedere nella nuova PAC 2021/2027 e in particolare nei PSR Programmi di Sviluppo rurale, uno spazio apposito dedicato alla forestazione ed opportune risorse, evitando che tale issue abbia solo uno spazio residuale compresso dall’agricoltura;

m.    incrementare il ricorso alla certificazione forestale sostenibile (PEFC, FSC), fondamentale per aumentare le capacità del bosco di esprimere le sue funzioni e dare garanzie di sostenibilità al consumatore finale. Occorre individuare risorse finanziarie nazionali e regionali anche dal PSR per dare ai territori capacità di certificazione forestale, del bosco e di tutta la filiera e promuovere programmazione e studi mirati con il coinvolgimento di Università, centri di ricerca, operatori forestali e addetti del settore, al fine di trarre vantaggio da esperienze e competenze acquisite.

n.      favorire la costruzione di immobili in legno, ad esempio tramite una fiscalità differenziata e peculiare, riconoscendo le specificità dei territori e costruendo a chilometri zero.

o.      incentivare l’uso del legno locale mediante una premialità su bandi pubblici rivolti a enti locali o al sistema privato, favorendo nei punteggi l’uso di legno a filiera corta e cortissima (ad esempio, meno di 50 km), in modo da favorire la filiera locale e da ridurre le emissioni limitando i trasporti.

p.      incentivare nascita e sostegno delle segherie di valle, determinanti per l’economia delle aree montane, tramite appositi bandi del Por Fesr e del Por Feasr.

q.      porre alla base della Strategia forestale nazionale la gestione forestale attiva per le comunità in aree montane o rurali marginali.

r.        sostenere la selvicoltura, i meccanismi di gestione, di cura dei boschi e di rilancio della filiera del legno, quali attività cardine nella prevenzione del dissesto idrogeologico e nella messa in sicurezza del territorio.

s.       attuare una forte spinta (oltre al DL viabilità) mirata ad ottenere una comune forte semplificazione delle procedure riguardanti l’apertura di una corretta viabilità forestale.

t.        occorre riconoscere, tra le produzioni di sottoprodotti a partire dagli scarti delle prime lavorazioni, la produzione di pellet.

Osservazione n. 8 (Zone economiche ambientali)

Appare necessario sostenere l’avvio delle Zone Economiche Ambientali (ZEA) (previste dall’art. 4 ter del DL 14 ottobre 2019, n. 111 convertito con la Legge 12 dicembre 2019, n. 141), attraverso un’attività di coordinamento e di sostegno alle PMI interessate tramite la messa a disposizione di competenze e professionalità utili per fare impresa in modo coerente con i territori protetti

Osservazione 9 (Risorse idriche)

Non c’è alcun accenno nel PNRR alla specifica problematica della riduzione dei consumi della risorsa idrica in agricoltura, settore che utilizza oggi il 60% dell’acqua dolce disponibile per le attività civili e produttive. Si rende pertanto necessario prevedere un sistema di riforma della governance della Risorsa Idrica su scala di bacino idrografico, che porterebbe a selezionare solo quegli interventi veramente necessari e compatibili con la vocazione del territorio e la tutela della biodiversità, consentendo di indirizzare meglio gli interventi per la ristrutturazione della rete idrica e per ridurre le perdite. Appare inoltre indispensabile prevedere un programma per la riduzione degli sprechi con investimenti a sostegno delle piccole aziende agricole per l’acquisto di tecnologie per la riduzione del consumo idrico, in sinergia con gli investimenti previsti nel digitale per lo sviluppo dell’agricoltura di precisione.

E’ inoltre necessario: potenziare in maniera significativa il piano di investimenti sulle infrastrutture dell’acqua, rendendo omogenea la realizzazione di nuovi acquedotti con impianti anticorrosione e attivando un piano razionale di manutenzione degli impianti esistenti per evitare sprechi, inquinamento, pericoli per la salute; ridurre le perdite degli acquedotti, dando priorità alla rete di distribuzione cittadina, per contenere gli sprechi e diminuire i volumi d’acqua prelevati all’origine; potenziare il “Piano Acqua per l’Agricoltura” prevedendo manutenzioni straordinarie del reticolo idraulico e sui bacini di raccolta; incentivare il recupero delle acque piovane e l’uso di macchinari di raccolta dell’acqua da atmosfera sia per uso agricolo che per uso cittadino; prevedere una normativa mirata per la gestione delle acque di recupero alla luce dell’avanzamento tecnologico degli impianti di depurazione (ripotabilizzare); usare le BAT per la rete di distribuzione cittadina e per il filtraggio delle acque sia in ingresso nei fiumi sia in ingresso dei mari, onde evitare l’accumulo di rifiuti.

Osservazione n. 10 (Agricoltura sostenibile)

Si osserva che nel PNRR manca completamente il concetto che l’agricoltura deve rientrare nella strategia nazionale per l’Economia Circolare e un esplicito riferimento al raggiungimento degli obiettivi delle Strategie UE “Farm to Fork” (si veda parere al PNRR del 6 ottobre 2020) e “Biodiversità 2030” anche con riferimento ad alcune criticità (gestione dei reflui zootecnici, digestato, ecc..), per favorire lo sviluppo della superficie agricola certificata in agricoltura biologica e di filiere del “Made in Italy” biologiche e la creazione dei biodistretti, con priorità nelle aree naturali protette.

Inoltre, all’Agricoltura Sostenibile – inscritta nella I Componente della Missione 2 – vengono destinati complessivamente 1,80 miliardi assegnati esclusivamente a Contratti di filiera, Parchi agrisolari e per la Logistica per i settori agroalimentare pesca e acquacoltura che non vanno ad incidere in alcun modo sulla transizione ecologica di questo importante settore primario. Non si interviene, infatti, sul ruolo svolto dalle aziende agricole, in particolare quelle zootecniche, nella prevalenza di modelli di produzione intensivi e dipendenti dall’uso di sostanze chimiche di sintesi (pesticidi e fertilizzanti chimici) che hanno un elevato impatto sulle varie matrici ambientali e sulle emissioni di gas serra (le aziende zootecniche contribuiscono per il 79% al 7% delle emissioni di gas serra attribuito all’agricoltura nel nostro Paese). Inoltre, non c’è alcun riferimento all’obiettivo prioritario di un restauro ecologico degli agroecosistemi la cui semplificazione estrema, insieme all’utilizzo dei pesticidi, rende oggi l’agricoltura intensiva la prima causa di perdita della biodiversità in Europa e in Italia.

Si osserva che per il PNRR deve essere contemplata la necessità di attuare progetti di “Smart Precision Farming” (SPF) per la ricerca e lo sviluppo di tecnologie abilitanti dell’Industria 4.0, basate su tecniche di precision farming e smart sensing, integrate in una piattaforma di tipo IoT (Internet of Things), con l’impiego anche dell’Artificial Intelligence (AI) supportata dalla banda larga 5G per la sostenibilità economica ed ambientale delle imprese agricole, nonché per la promozione del settore primario e l’incremento della redditività del comparto agricolo.

Particolare attenzione andrebbe infine rivolta all’esigenza di promuovere metodi di allevamenti ecosostenibili così da ridurre l’inquinamento derivato da allevamenti di massa al chiuso migliorando la qualità della vita degli animali.

Osservazione n. 11 (Suolo, bonifiche e servizi ecosistemici)

La tutela del suolo è un obbligo ed una priorità che devono attuarsi tramite la conservazione, il consumo di suolo a saldo zero entro il 2050, ed attuando ogni azione possibile di recupero, tramite azioni di bonifica e di rivalorizzazione dal degrado e dai fenomeni di alterazione delle condizioni del suolo dovuti alla riduzione o alla perdita di produttività biologica o economica, di biodiversità, delle funzioni e della capacità di fornire servizi ecosistemici a causa principalmente dell’attività dell’uomo. La copertura del suolo, l’erosione idrica o il contenuto di carbonio organico possono essere usati per valutare il degrado del suolo e sono associati anche a fenomeni di desertificazione in aree aride, semiaride e subumide asciutte, in conseguenza di diversi fattori, tra cui le variazioni climatiche e le attività umane.

H) Osservazioni in tema di disciplina delle agevolazioni fiscali in materia ambientale

Osservazione n. 1 (Interventi relativi alla disciplina dei cosiddetti Ecobonus, Sismabonus, bonus facciate, geobonus, ecobonus verde e Superbonus)

In coerenza con l’obiettivo del PNIEC al 2030 relativo al maggior efficientamento energetico (vigente è la riduzione al 2030 del 43% dei consumi di energia primaria rispetto scenario PRIMES 2007), è necessario prevedere per la riqualificazione del patrimonio immobiliare privato una stabilizzazione dell’Ecobonus, del sisma Bonus e del Bonus Facciate, e la proroga al dicembre 2023 del Superbonus.

In coerenza con l’obiettivo del PNIEC al 2030 relativo al maggior efficientamento energetico, nonché per la necessità di rilanciare il sistema economico e per una più efficace ed ampia azione di riqualificazione del patrimonio immobiliare, è necessario prevedere l’estensione della platea dei beneficiari del Superbonus anche a soggetti esercenti attività d’impresa, arti e professioni, a partire da particolari comparti in difficoltà, quali il settore alberghiero, le PMI e le scuole paritarie.

Appare inoltre necessario dare attuazione, potenziandolo ulteriormente, al Geo Bonus di cui alla legge n. 145 del 2018 per interventi su edifici e terreni pubblici quale elemento fondamentale per il coinvolgimento dei cittadini, delle amministrazioni e delle imprese nelle politiche volte alla bonifica ambientale, compresa la rimozione dell’amianto dagli edifici, della prevenzione e del risanamento del dissesto idrogeologico, della realizzazione o della ristrutturazione di parchi e aree verdi attrezzate e del recupero di aree dismesse di proprietà pubblica;

Per quanto concerne i cosiddetti, sismabonus, ecobonus verde e superbonus, sulla scia degli interventi già previsti nella legge di bilancio 2021 in materia, si rende necessario prevedere ulteriori misure volte a:

e.       ampliare l’ambito soggettivo della misura

f.        aggiornare il T.U. delle disposizioni legislative e regolamentari in materia

g.      rendere strutturali lo sconto in fattura e la cessione del credito

h.      prevedere misure di semplificazione quali, ad esempio:

i.      costituire un portale unico in cui i contribuenti e professionisti possano effettuare tutte le comunicazioni necessarie;

ii.      approvare appositi formulari cui i professionisti possano far riferimento e attenersi;

iii.      disciplinare l’ipotesi in cui sia riscontrata ex post la non sussistenza dei requisiti necessari per l’ottenimento del superbonus ma sussistano, viceversa, quelli occorrenti per accedere ad altre forme di bonus;

iv.      estendere il superbonus ai monoproprietari;

v.      subordinare l’intervento del cappotto termico alla diagnostica della resistenza delle strutture;

vi.       prevedere il ravvedimento operoso per i professionisti tecnici;

vii.      estendere il superbonus alle spese relative alla rimozione e allo smaltimento dell’amianto;

viii.      istituire presso il MISE un osservatorio di carattere consultivo sulla materia a cui possano partecipare anche esperti di categorie e ordini professionali;

ix.      aumentare il limite economico dell’applicazione dell’ecobonus verde per il verde in città.

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