Ecco dove finivano quei camion che entravano e uscivano dall’ILSIDE di Bellona(Caserta)

Un’altro pezzo di verità, sulla vicenda ILSIDE e dello smaltimento illegale dei rifiuti è stato sancito dalla sentenza di condanna in via definitiva emessa dalla Corte di Cassazione per 5 persone individuate come gli artefici, dello smaltimento illegale di rifiuti secondo le seguenti modalità :

Giova precisare, per migliore intelligibilità dell’impugnazione, che, per quanto concerne il delitto ambientale, si contestava agli stessi, nelle rispettive qualità indicate nell’imputazione, di aver, in concorso tra loro, al fine di conseguire l’ingiusto profitto rappresentato dal risparmio di spesa derivante dalla mancata attivazione delle corrette procedure di gestione dei rifiuti previste dalla legge, con più operazioni e con l’allestimento di mezzi ed attività continuative organizzate, gestito abusivamente ingenti quantitativi di rifiuti speciali (pari a 297.700 tonnellate tra frazione umida e frazione secca) conferiti da ditte campane (SELE Ambiente, Gesia, ILSIDE), trasportandoli e smaltendoli illecitamente nelle province di Foggia, Benevento e Potenza, secondo una duplice modalità, in quanto, da un lato la frazione secca veniva conferita alla SPAZIO VERDE PLUS soc. coop. di Carapelle (FG) e, dopo essere stata trasportata presso l’impianto di stoccaggio di Foggia, veniva
gradualmente smaltita illecitamente (mediante abbandono) in cave abbandonate di Trani e Poggio Imperiale nonché su terreni agricoli ed aree protette in agro delle predette province, utilizzando come base operativa per gli smaltimenti illeciti l’area di parcheggio di Carapelle (FG) della società ECOBALL BAT; dall’altro, invece, la
frazione umida veniva conferita all’impianto di compostaggio BIOCOMPOST IRPINO s.r.l. di Bisaccia (AV), ove il rifiuto, in tempo reale e senza subire alcun trattamento, veniva semplicemente triturato e miscelato, per poi essere trasportato (con DDT che ne attestavano falsamente la natura di “ammendante compostato misto” ed in assenza, quindi, della prescritta documentazione per il trasporto dei rifiuti) e smaltito all’interno di una ex cava dell’EDIL C. di Ordona (dove era in corso un ripristino ambientale); quanto alle singole contravvenzioni ambientali contestate dal capo b) sino al capo c11), riguardano molteplici episodi di gestione non autorizzata dei rifiuti, ascritti agli attuali ricorrenti, uti singuli o in concorso tra essi o con altri soggetti qui non ricorrenti, commessi secondo le modalità descritte nei singoli capi di imputazione, da intendersi in questa sede integralmente richiamati.

Quello che avete appena letto è uno stralcio della sentenza emessa il 4 Ottobre 2017, e pubblicata il 22 Novembre 2017 dalla Corte di Cassazione, ultimo atto di un’inchiesta denominata Black Land operata dall’Antimafia, tra la Campania e la Puglia, di cui avevamo già riportato notizia nella nostra interrogazione sull’ILSIDE depositata lo scorso primo Agosto.

Incendio ILSIDE “Ora paghino tutti i responsabili del disastro” operazione verità del M5S al Senato

Ecco cosa scrivevamo riguardo nell’interrogazione:

il 5 aprile 2014 venivano arrestati in un’operazione antimafia 13 persone per traffico illecito di rifiuti, l’operazione fu denominata “Black Land”; i rifiuti venivano trasportati dalla Campania alla Puglia dove venivano interrati; l’Ilside Srl risultò tra i siti da cui partivano i rifiuti;

viene riportato nella Gazzetta Ufficiale n. 2 6 del 1° giugno 2015 che il Tribunale civile e penale di Bari, III sezione penale, in funzione ex art. 310 del codice di procedura penale decretava che “Pasquale Del Grosso sovrintendeva e coordinava il traffico illecito, avendo rapporti diretti con le imprese campane che conferivano i rifiuti (Sele Ambiente, Ilside e Gesia), gestendo direttamente il filone correlato al trasporto e allo smaltimento illecito della frazione secca e cooperando, mediante stabili contatti con Erminio Arminio e Ciaffa Gerio, alla gestione illecita della frazione umida”;

Pasquale del Grosso, organizzava i traffici di rifiuti con le imprese campane come riportato in questo documento tratto dalla Gazzetta Ufficiale e lo stesso del Grosso successivamente fu assassinato a fucilate e bruciato vivo nella sua auto http://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/news/home/539471/e-stato-bruciato-vivo-foggia-l-indagine-choc.html e i suoi assassini condannati ad 11 anni

il mattino di caserta – 27 novembre 2017 – Donato Petronsi era l’uomo segnalato da Schiavone alla DDA

Quanto guadagnavano i criminali con questi traffici di rifiuti?

Risponde il Capitano dei Carabinieri Angelo Colacicco del Comando Carabinieri del NOE di Bari “alcuni carichi arrivavano a far guadagnare fino a 15.000€ a persona, immaginate 8 viaggi al giorno per 365 giorni all’anno”

Con questi ricavi illeciti, i trafficanti investivano in aziende ed interi complessi, sequestrati poi dall’Antimafia, come avvenuto nel caso di Pasquale del Grosso per il valore di 1,5 Milioni di euro, o come avvenuto per alcuni mezzi agricoli dal valore di 200.000€

Perchè sono importanti questi passaggi?

Perchè da quando abbiamo iniziato a lavorare alle questioni che riguardavano l’ILSIDE e non solo, risultò subito una situazione complessa, ma anche torbida, ed una delle cose che i cittadini ripetevano sempre, era il fatto che nonostante l’azienda fosse chiusa e inattiva, vedevano e denunciavano il fatto che i camion continuavano ad entrare ed uscire, dal sito di stoccaggio.

L’ILSIDE aveva dichiarato, come dimostra un documento che troverete più avanti in questo articolo, di non operare più nel sito ed aveva posto il personale in cassa integrazione, così siamo andati a guardare le immagini satellitari (lavoro fatto durante la stesura dell’interrogazione e che oggi vi mostriamo), per capire se potessero esserci di aiuto.

Qui di seguito, ci sono tutti gli scatti satellitari disponibili ad oggi, negli anni che vanno dal 2003 al 2016, per il sito di stoccaggio sito in località Ferranzano di Bellona(Caserta)

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Le cose che abbiamo notato in queste immagini sono 2 fondamentalmente :

1) nell’immagine scattata dal satellite il 6 Agosto 2009 appaiono, per la prima volta, circa 53-54 rimorchi che stanziano in uno spazio esterno al sito, su un terreno quindi non di competenza dell’ILSIDE. E sempre questi rimorchi in varie immagini successive appaiono anche all’interno del sito.

2) poi i rimorchi spariscono totalmente dalla piazzola esterna del sito di stoccaggio nell’immagine satellitare del 6 Ottobre 2014, pochi mesi dopo gli arresti dell’operazione Black Land avvenuti nell’Aprile dello stesso anno.

Questi elementi, sembrano essere indici di una forte fortissima movimentazione di mezzi e di rifiuti ovviamente, ed infatti sempre nel 2009, precisamente il 10 Novembre 2009 con Decreto Dirigenziale n.863 la società ILSIDE aveva anche ottenuto dalla Regione Campania le autorizzazioni per l’aumento delle capacità di stoccaggio, ma per il solo anno 2009.

Il Ministero dell’Ambiente il 18 Giugno 2013 a seguito di alcune segnalazioni, chiese di relazionare su cosa stesse accadendo all’ILSIDE, fu inviata una comunicazione ufficiale con protocollo in uscita n°0039833/TRI al Presidente della Regione Campania Stefano Caldoro, al Presidente della Provincia di Caserta Domenico Zinzi e al Sindaco del Comune di Caserta Pio Del Gaudio.

Da quella relazione emerge questa comunicazione che potete leggere sotto, in cui l’amministratore dell’ILSIDE, che in quel periodo era Gennaro Bruno scrisse al settore ecologia della Provincia di Caserta quanto segue “L’ILSIDE di fatto dal 05/07/2013 non esercita attività operativa in sito” e poi aggiungeva che il 6/07/2013 il personale veniva posto in cassa integrazione.

 

Successivamente il 23/07/2013 il sito veniva sottoposto a sequestro come scritto anche nella relazione della Procura, e il sig. Gennaro Bruno veniva dichiarato colpevole dei reati a
lui ascritti (gestione rifiuti non autorizzata) e condannato a mesi sei di arresto ed euro 3.000,00 di ammenda il 06/06/2017.

Come si spiegano tutti questi mezzi che si spostano nel tempo dentro e fuori il sito, anche quando in realtà non doveva esserci nessuno al suo interno?

E come si spiega tutto quel materiale che è andato a fuoco nell’incendio del Luglio 2017, considerato che il sito sarebbe dovuto essere in parte vuoto?

A questo punto appare del tutto evidente, che oltre a tutte le questioni legate alle mancate bonifiche di cui speriamo vengano accertate le responsabiltà, perchè ricordiamolo il sito aveva già subito un grosso incendio nel 2012 (leggere interrogazione), siamo di fronte anche a questioni che hanno a che vedere con la criminalità organizzata, e l’operazione Black Land lo svela e lo certifica la Corte di Cassazione con le condanne emesse.

la Procura di Santa Maria Capua Vetere ha accertato che il primo incendio che ha coinvolto l’ILSIDE è stato doloso

E se non dovesse bastare oltre a tutto questo, c’è la SELE Ambiente, azienda di stoccaggio rifiuti di Battipaglia che risulta anch’essa assieme all’ILSIDE e alla GESIA, tra le aziende da cui partivano i rifiuti che andavano in Puglia per essere smaltiti illecitamente, che ha bruciato come l’ILSIDE nello stesso giorno ma un mese prima.

L’incendio dell’ILSIDE di Bellona c’è stato l’11 Luglio 2017, ed esattamente un mese prima, l’11 Giugno 2017 ha bruciato incredibilmente, allo stesso modo anche il sito della SELE Ambiente di Battipaglia! E la proprietà di quest’azienda è riconducibile a clan della camorra.

Sele Ambiente, gare pilotate: a giudizio Meluzio, dipendenti del Comune di Battipaglia e politici del Cilento

Il provvedimento adottato dal Giudice per le indagini preliminari presso il Tribunale di Salerno si basa su approfondite indagini svolte dal Gruppo Investigazione Criminalità Organizzata del Nucleo di Polizia Tributaria della Guardia di Finanza, che hanno consentito di ricostruire il complesso intreccio di interessi economici e societari riconducibili ai componenti della famiglia Meluzio, i cui capostipiti, Antonio e Angelo, sono risultati storicamente legati alla famiglia camorristica dei Maiale, come giudiziariamente accertato.

Con la stessa metodologia del ricorso alle fittizie intestazioni di beni, gli investimenti del gruppo, con particolare riguardo al settore dei rifiuti, si sono estesi anche in Bulgaria, dove attraverso la creazioni di società ad hoc Meluzio Morgan ha tentato di ottenere alcune commesse pubbliche.

Dalle indagini è emersa la particolare propensione all’illecito e l’estrema spregiudicatezza criminale dimostrata dagli indagati, protagonisti di una molteplicità di illeciti nella gestione societaria.

http://www.tvoggisalerno.it/smantellato-limpero-di-meluzio/

Battipaglia, smaltimento illecito di rifiuti: sequestrata Sele Ambiente Srl

Sigilli alla «Sele Ambiente srl»: la GdF sequestra beni per 50 milioni

Ci sono anche tante altre domande che dovranno trovare una risposta, che riguardano altri aspetti, e su cui torneremo senz’altro, ma i cittadini dopo aver subito tutto questo devono avere risposte, giustizia e per noi devono essere risarciti per i danni ricevuti.

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