M5S : Mozione NO F-35 al Senato della Repubblica

premesso che:

l’F-35 Lightning II è un velivolo multiruolo di quinta generazione, che unisce le prestazioni di un velivolo “caccia” a spiccate caratteristiche stealth, ovvero a bassa osservabilità da parte dei sistemi di rilevamento. Le principali missioni assegnate al progetto JSF (Joint strike fighter) sono quelle di: interdizione di profondità, distruzione delle forze aeree avversarie, attacco strategico, difesa aerea, appoggio tattico, controaviazione offensiva;

il progetto è realizzato in cooperazione dagli Stati Uniti e da altri 8 Paesi partner: il Regno Unito è partner di primo livello, al pari degli Stati Uniti, con una quota di investimento nello sviluppo del programma pari al 10 per cento; l’Italia, insieme all’Olanda, è partner di secondo livello, con una quota di investimento del 3,8-3,9 per cento; Canada, Turchia, Australia, Norvegia e Danimarca sono partner di terzo livello, con una partecipazione finanziaria pari all’1-2 per cento;

per la realizzazione di 3.173 velivoli è stimato un costo complessivo di 396 miliardi di dollari, ossia 190 milioni di dollari per ogni singolo aereo;

il programma è articolato in cinque fasi: 1) CDP (Concept demonstration phase svoltasi tra il 1996 e il 2001) che ha portato alla definizione del JSF operational requirement document (JORD); 2) SDD (system development and demonstration), 2002-2012, che prevede sia lo sviluppo dei sistemi del velivolo che la produzione di 23 esemplari; 3) PSFD (production, sustainment and follow-on development), a partire dal 2011, in cui vengono definite le partecipazioni industriali, l’impegno economico e i requisiti dei singoli partner, i quali verranno coinvolti nello sviluppo, produzione e test; 4) LRIP (low-rate initial production), inizio 2012 e conclusione indicativa nel 2016, in cui avverrà una produzione a basso ritmo con consegne di 12 velivoli al mese per Stati Uniti, 3 per i partner internazionali e 7 per l’export; 5) FRIP (full rate production), produzione a pieno regime, a partire dal 2016;

le 3 prime fasi del programma sono state regolate da appositi Memorandum of understanding sottoscritti dagli Stati che partecipano al programma, tuttavia i quantitativi effettivi di velivoli da consegnare ai diversi Stati membri del progetto verranno definiti nelle ultime due fasi;

tra i Paesi partner sono sempre crescenti i dubbi su questo progetto, tanto che: la Gran Bretagna deciderà il numero degli aerei da acquistare dopo la pubblicazione del Defence and security review, nel 2015; l’Olanda ha avviato un’inchiesta parlamentare a seguito di un pesante voto contrario al progetto; l’Australia non userà l’F-35 come piattaforma esclusiva acquistando anche altri aerei; la Turchia ha rinviato l’acquisto dei primi F-35; la Norvegia ha minacciato di ripensare le sue scelte sul JSF; la Danimarca ha riaperto la gara per decidere entro il 2015 di quale aereo dotarsi ed il Canada ha sospeso la gara per l’acquisto del nuovo caccia;

in Canada, in particolare, il ripensamento nasce dalle polemiche scaturite dalle omissioni del Governo sui costi: uno studio indipendente (Kpgm) ed altri organi di controllo pubblici hanno infatti stabilito che il costo complessivo in 40 anni, includendo anche l’uso e la manutenzione, è di oltre 45 miliardi di dollari, pari a 3 volte il costo previsto dal Governo;

in Italia si è iniziato a parlare del progetto nel 1996; il 23 dicembre 1998 è stato firmato il Memorandum of agreement per la fase concettuale-dimostrativa con un investimento di 10 milioni di dollari, con una richiesta iniziale di 131 aerei, ridotta poi nel 2012 a 90 velivoli, considerati dalle forze armate “indispensabili” perché andrebbero a sostituire 3 linee di velivoli: i Tornado, gli AM-X e gli AV-8 B, senza tuttavia alcuna spiegazione circa il ruolo di un aereo tanto sofisticato considerati gli impegni internazionali italiani;

nel 2002, dopo l’approvazione delle Commissioni Difesa di Camera e Senato è stata confermata la partecipazione alla fase di sviluppo con un impegno di spesa di circa 1.190 milioni di euro. Sull’andamento del progetto è stato informato il Parlamento il 28 luglio 2004 ed il 16 gennaio 2007. L’8 aprile 2009 le Commissioni Difesa di Camera e Senato hanno espresso parere favorevole sullo schema di programma trasmesso dal Governo che comprendeva l’acquisto di 131 F-35 al costo di 16,6 miliardi di dollari (circa 13 miliardi di euro sia al cambio del 2008 che a quello attuale) spalmati fino al 2026 e la realizzazione, presso l’aeroporto militare di Cameri (Novara), di una linea di assemblaggio finale e di verifica per i velivoli destinati ai Paesi europei;

nei citati pareri parlamentari erano state poste alcune condizioni: la conclusione di accordi industriali e governativi che consentissero un ritorno industriale per l’Italia proporzionale alla sua partecipazione finanziaria, anche al fine di tutelare i livelli occupazionali; la fruizione da parte dell’Italia dei risultati delle attività di ricerca relative al programma; la preventiva individuazione di adeguate risorse finanziarie che non incidessero sugli stanziamenti destinati ad assicurare l’efficienza della componente terrestre e, più in generale, dell’intero strumento militare. Tali condizioni, in parte già espresse anche in precedenza, non hanno trovato riscontro nell’avanzamento del progetto;

il 15 febbraio 2012, lo stesso Ministro della difesa, ammiraglio Di Paola, ha annunciato in Parlamento un ridimensionamento del programma affermando che: “L’esame fatto a livello tecnico e operativo (…) porta a ritenere come perseguibile, da un punto di vista operativo e di sostenibilità, un obiettivo programmatico dell’ordine di 90 velivoli (con una riduzione di circa 40 velivoli, pari a un terzo del programma), una riduzione importante che, tuttavia, salvaguarda anche la realtà industriale e che, quindi, rappresenta una riduzione significativa coerente con l’esigenza di oculata revisione della spesa”;

premesso inoltre che:

secondo quanto rivelato dal quotidiano britannico “The Guardian”, il Pentagono ha stanziato 11 miliardi di dollari per ammodernare il proprio arsenale di bombe atomiche, comprese quelle depositate nelle basi americane all’estero e in quelle di Paesi alleati;

si tratta di 200 bombe B61 a caduta libera depositate nelle basi Nato europee in Belgio, Olanda, Germania e Turchia; in Italia risultano esserci 90 bombe di cui 50 custodite nella base di Aviano in Friuli-Venezia Giulia e 40 a Ghedi, vicino a Brescia, anche se le ultime stime parlano della metà, cioè 20;

degli 11 miliardi di dollari stanziati, 10 servirebbero per prolungare la vita operativa delle B61 e un miliardo per dotare gli ordigni di alette di coda per trasformarle in bombe atomiche guidate;

le nuove B61-12 al contrario delle vecchie B61, che hanno il sistema di puntamento analogico, avranno il puntamento digitale, compatibile con i sistemi elettronici dell’F-35-A;

anche se il nostro Paese ha aderito al trattato di non proliferazione nucleare, in base all’accordo Nato di condivisione nucleare «Nuclear sharing agreements» si prevedono una serie di impegni di condivisione di strutture ed infrastrutture: oltre allo stoccaggio delle bombe, che restano sotto il controllo degli Stati Uniti, è previsto l’addestramento di piloti italiani per il possibile uso delle armi e la partecipazione italiana alle riunioni del Nuclear planning committee della Nato;

considerato che, secondo i firmatari del presente atto:

è ormai noto che il programma presenta diverse criticità costantemente evidenziate e denunciate sia dal Government accountability office (GAO) che dal Pentagono. Oltre all’inarrestabile lievitare dei costi ed i ritardi del programma, nel tempo, si sono riscontrati molti problemi tecnici: i difetti del casco del pilota, la vulnerabilità ai fulmini, anomalie del motore che hanno portato allo stop dei voli dell’aereo, la denuncia dei piloti dell’incapacità di combattere non avendo nessuna chance di successo in uno scontro reale;

il programma dell’F-35 è diventato evidentemente un progetto dal costo elevato a fronte di prestazioni peraltro incerte e non corrispondente alle esigenze difensive italiane, con ricadute industriali ed occupazionali molto lontane dalle aspettative, che rischia anche di compromettere le politiche di disarmo;

oltre all’ingentissimo costo d’acquisto degli aerei da combattimento, occorre tener presente che i costi d’esercizio programmati, per la durata operativa di ogni singolo velivolo, si avvicinano alla spesa record di mezzo miliardo di euro, per una spesa totale, nei prossimi 15 anni, di quasi 50 miliardi di euro;

l’Italia è l’ottavo Paese al mondo per spese militari, con oltre 20 miliardi di euro per il 2010, con un incremento per il 2011, a causa dei fondi destinati agli acquisti per i nuovi armamenti, dell’8,4 per cento, pari a quasi 3 miliardi e mezzo;

dal punto di vista dell’attività produttiva di armamenti in Italia, il settore è in piena espansione, con un fatturato record vicino ai 4 miliardi di euro. Come appreso da statistiche diffuse dai mezzi di informazione, l’Italia avrebbe anche superato la Russia, divenendo il secondo esportatore mondiale di armamenti, dopo gli Stati Uniti;

considerato inoltre che:

la disciplina dell’acquisto dei sistemi d’arma è  stata innovata dall’oggi abrogata legge 4 ottobre 1988, n. 436, “Norme per la semplificazione e per il controllo delle procedure previste per gli approvvigionamenti centrali della Difesa” (cosiddetta legge Giacché), il cui contenuto è attualmente oggetto degli articoli 536 e seguenti del codice dell’ordinamento militare di cui al decreto legislativo n. 66 del 2010, peraltro modificati recentemente dalla legge 31 dicembre 2012, n. 244, recante “Delega al Governo per la revisione dello strumento militare nazionale e norme sulla medesima materia”, e dal decreto legislativo 31 dicembre 2012, n. 248, recante “Ulteriori modifiche ed integrazioni al decreto legislativo 15 marzo 2010, n. 66, recante Codice dell’ordinamento militare”, in vigore rispettivamente dal 31 gennaio e dal 9 febbraio 2013;

il 26 giugno 2013 la Camera dei deputati ha approvato la mozione 1-00125 a prima firma dell’on. Speranza, con la quale si impegna il Governo a non procedere a nessuna fase di ulteriore acquisizione senza che prima il Parlamento si sia espresso nel merito e a rispettare quanto previsto dall’articolo 4 della legge 31 dicembre 2012, n. 244, per garantire al Parlamento di poter esercitare le proprie prerogative;

il Consiglio supremo di difesa, organo di informazione e consulenza del Presidente della Repubblica, dal quale è presieduto ai sensi dell’articolo 87 della Costituzione, nella seduta del 3 luglio 2013 ha evidenziato come ” tale facoltà  del Parlamento non può tradursi in un diritto di veto su decisioni operative e provvedimenti tecnici che, per loro natura, rientrano tra le responsabilità costituzionali dell’Esecutivo”;

la normativa attuale (pur avendo previsto, solo molto di recente, la presentazione da parte del Governo al Parlamento, entro il 30 aprile di ogni anno, dell’aggiornamento dei programmi di ammodernamento e rinnovamento dei sistemi d’arma) continua a prevedere che i nuovi programmi di acquisizione di strumenti d’arma possano esser presentati alle Camere quando ne sorga l’esigenza e, pertanto, non consente né un’efficiente organizzazione dei lavori parlamentari, né un diretto inquadramento di tali programmi all’interno del bilancio di previsione del Ministero della difesa;

ad opinione dei firmatari del presente atto di indirizzo, in questo modo si favorisce un esame eccessivamente dettagliato e di merito di ogni singolo programma, anziché favorire un esame complessivo e una verifica della sua corrispondenza con la politica di difesa del nostro Paese e della sua compatibilità con i vincoli finanziari;

la procedura non consente, altresì, di valutare i programmi nel quadro del bilancio della Difesa in quanto il parere viene fornito in sede separata dall’esame dello stesso. Il risultato è che formalmente i programmi sono presentati e valutati dal Parlamento sulla presunzione, dichiarata dal Governo, che la copertura finanziaria verrà assicurata dalle disponibilità ordinarie del bilancio;

ritenuto che:

il Parlamento, conseguentemente, non è così  correttamente e direttamente informato degli sviluppi dei programmi e soprattutto delle modifiche che vengono apportate nel tempo, né dei costi finali;

occorre pertanto avviare un dibattito in materia al fine di restituire al Parlamento, ed in particolare alle Commissioni competenti, un ruolo di maggiore controllo sull’operato del Governo e dell’amministrazione, evitando che l’iter dei programmi di acquisizione dei sistemi d’arma diventi una semplice presa d’atto;

l’attuale periodo di fortissima congiuntura economica impone a tutti i settori tagli e rigore nelle spese,

impegna il Governo:

1) ad abbandonare, in via definitiva, il programma per la produzione e l’acquisto dei previsti cacciabombardieri JSF, ponendo in essere ogni utile azione al fine di risolvere il contratto d’acquisto dei velivoli;

2) a favorire la riconversione dell’industria legata alla produzione delle armi allo scopo di tutelare i lavoratori impegnati nel comparto;

3) a procedere in tempi rapidi ad un’attenta ridefinizione del modello di difesa italiano sulla base del dettato costituzionale;

4) a subordinare qualsiasi decisione sui sistemi d’arma da acquisire alla stessa definizione del modello di difesa;

5) a definire un percorso che preveda finanziamenti selettivi, attraverso i quali individuare le priorità e le reali necessità del comparto, investendo minori risorse economiche, da utilizzarsi meglio al fine di portare l’Italia in linea con gli altri Paesi europei;

6) a destinare le somme del programma per l’acquisto degli F 35 al finanziamento di attività quali: attribuzione di un reddito di cittadinanza; peacekeeping e soluzione non violenta dei conflitti; attivazione di un programma straordinario di investimenti pubblici riguardanti piccole opere e finalizzato alla messa in sicurezza degli edifici scolastici; tutela del territorio nazionale dal rischio idrogeologico; realizzazione di un piano pluriennale per l’apertura di asili nido;

7) ad attivarsi presso la Nato e gli Stati Uniti per chiedere un’immediata rimozione di qualsiasi ordigno nucleare presente sul territorio italiano.

BATTISTA, COTTI, BIGNAMI, MARTON, AIROLA, ANITORI, BENCINI, BERTOROTTA, BLUNDO, BOCCHINO, BOTTICI, BUCCARELLA, BULGARELLI, CAMPANELLA, CAPPELLETTI, CASALETTO, CASTALDI, CATALFO, CIAMPOLILLO, CIOFFI, CRIMI, DE PIETRO, DE PIN, DONNO, ENDRIZZI, FATTORI, FUCKSIA, GAETTI, GAMBARO, GIARRUSSO, GIROTTO, LEZZI, LUCIDI, MANGILI, MARTELLI, MASTRANGELI, MOLINARI, MONTEVECCHI, MORONESE, MORRA, MUSSINI, NUGNES, ORELLANA, PAGLINI, PEPE, PETROCELLI, PUGLIA, ROMANI Maurizio, SANTANGELO, SCIBONA, SERRA, SIMEONI, TAVERNA, VACCIANO – Il Senato

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  1. Pingback: Senato, anno 2013. Dal PD al PDL tutti concordi: SI ALL’ACQUISTO DEGLI F35. Tutti tranne il M5S! Ora che si scopre che non funzionano, costano il doppio e che comunque lo dobbiamo prendere a quel posto. E queste bestie si permettono di dire che i 5stell

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