Approdo dei pescatori di Mondragone, ecco la risposta all’interrogazione del M5S

Il sottosegretario Barbara DEGANI lo scorso 28 aprile ha risposto all’interrogazione n. 3-02500, relativamente alla realizzazione di un punto di sbarco presso il Comune di Mondragone (CE)
Ma cerchiamo prima di sintetizzare gli accadimenti precedenti:
Il 19 Gennaio 2016, abbiamo depositato presso il Senato della Repubblica un’interrogazione indirizzata ai Ministri dell’Ambiente, dei Beni Culturali e dell’Agricoltura, sulla questione approdo dei pescatori, una struttura costruita su dune marine, della costa del litorale della città di Mondragone(Caserta). L’atto ispettivo, in realtà è la seconda azione che il M5S ha compiuto per approfondire la questione, infatti il 12 Gennaio u.s. , prima del deposito dell’interrogazione, sono stati richiesti tutti gli atti tecnici e deliberativi al Comune di Mondragone.
L’esigenza di interrogare i ministri nasce dalla sollecitazione dei gruppi locali che hanno denunciato anomalie e irregolarità nella realizzazione dell’approdo.
Siamo quindi intervenuti perché molto preoccupati non solo per l’impatto dell’opera sulla costa mondragonese ed in particolare sulle dune, ma anche perché sembrava a prima vista che nell’esecuzione dei lavori non venissero rispettate le prescrizioni dettate dal Ministero dei beni culturali.
La struttura doveva essere realizzata “esclusivamente in legno” come da prescrizioni della Sovrintendenza, che aveva dato parere favorevole, ma nei fatti , si stava infatti letteralmente cementificando sulla spiaggia, come risulta dalle fondamenta in cemento e le travi in ferro attualmente sulla spiaggia.
I nostri dubbi e le nostre preoccupazioni erano purtroppo legittimamente fondate ed infatti, il giorno dopo del deposito dell’interrogazione, il 20 gennaio è scattato il sequestro del cantiere.
Come confermatoci anche dal Sottosegretario, infatti, “Nel corso dell’esecuzione dei lavori, la Soprintendenza ha preso conoscenza che le opere in argomento venivano realizzate in difformità dall’autorizzazione paesaggistica, con particolare riferimento alla modifica della morfologia del sistema dunale esistente e, pertanto, ha indirizzato all’Ufficio tecnico del comune di Mondragone e al Comando dei Carabinieri per la tutela patrimonio culturale di Napoli richieste di informazioni in merito.  Sulla base delle note della Soprintendenza e a seguito di ispezioni sui luoghi, il Comando dei Carabinieri ha provveduto al sequestro della struttura in corso di realizzazione. Peraltro la Procura della Repubblica presso il Tribunale di Santa Maria Capua Vetere ha confermato che l’area è stata sottoposta a sequestro a causa dell’avvenuta esecuzione di opere in calcestruzzo con palificazione in ferro, in difformità del parere espresso dalla Soprintendenza belle arti e paesaggio di Caserta, secondo il quale le strutture da realizzare a supporto del punto di sbarco devono essere esclusivamente in legno con copertura a doppia falda.

A quanto si apprenderebbe, inoltre, dalla risposta del Ministero dell’Ambiente (scarica QUI il PDF)la regione Campania avrebbe sollecitato ripetutamente il comune di Mondragone, capofila del Gruppo di azione costiera (GAC) “Litorale domitio” sia per quanto concerne le operazioni a gestione diretta, sia per le operazioni di regia e le spese di gestione.

Il GAC Litorale Domitio, senza osservare l’obbligo di trasmissione della documentazione avrebbe proceduto alla pubblicazione dei bandi, tra l’altro senza tenere conto dei termini per la conclusione e attuazione di tutte le operazioni.
La regione Campania, quindi, constatata l’impossibilità di realizzare in misura significativa la strategia di sviluppo locale per la pesca, in data 24 dicembre 2015 ha proceduto alla revoca del Piano di sviluppo locale del GAC Litorale Domitio.
Questa azione ha quindi prodotto una fase di stallo e ancora una volta a pagare per una cattiva gestione della cosa pubblica sono tutti quei soggetti pubblici e privati che avrebbero potuto e dovuto beneficare del piano dello sviluppo locale.
A tutto ciò si aggiunga che il progetto di realizzazione dell’approdo nel Comune di Mondragone sarebbe a nostro avviso in sé per sé contraddittorio e non rispondente alle finalità che si intendono perseguire con il Piano Piano di Sviluppo Locale (PSL) Gac Litorale Domitio Misura 4.1, che diversamente parla di “adeguamento” dei depositi per la pesca e non di nuova realizzazione.
Non si comprende il senso dunque della programmazione e realizzazione di un tale intervento così impattante a livello ambientale, tra l’altro considerato che le imprese attive nel settore della pesca e acquacoltura, nel 2014, a Mondragone risultavano soltanto 4.
Irregolarità e anomalie quindi, quello che mi domando è chi effettivamente garantisce che gli interventi programmati, in questo caso nell’ambito della strategia di sviluppo locale, verranno realizzati effettivamente a beneficio della collettività? E soprattutto chi provvederà a ripristinare lo stato dei luoghi sulle spiagge di Mondargone? Chi pagherà per i danni cagionati?
Non sarebbe forse opportuno prevedere della sanzioni stringenti per gli enti territoriali inadempienti che non rispettino le prescrizioni? Io credo proprio di si, soprattutto in una regione come la Campania, dove i campanelli di allarme arrivano da ogni parte e l’attività amministrativa degli enti locali è ormai fuori controllo.

articolo tratto da Il Mattino 4 Maggio 2016

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