Interrati in Puglia gli scarti dalla Campania di Zuegg e Algida, ecco come facevano i criminali

#TerraDeiFuochi “Quello che si pensava essere un problema dei soli territori tra Napoli e Caserta, si scoprì essere un problema nazionale sullo smaltimento illecito dei rifiuti tossici e industriali”

Queste parole le abbiamo scritte nel 2013, quando entrammo in Parlamento e portammo all’attenzione dell’Italia intera il problema gravissimo della Terra dei Fuochi. Sono l’inizio di questa pagina dedicata al lavoro svolto e che ogni giorno ancora svolgiamo

Terra dei Fuochi

perchè il problema è tutt’altro che risolto, come qualcuno vorrebbe far credere.

Non bisogna confondere le persone, ma bisogna sempre raccontare la realtà e i fatti, e i fatti ci dicono che gli interramenti e gli sversamenti dei rifiuti speciali, prodotti dalle industrie si sono spostati già da qualche anno verso altre regioni, come in questo caso dalla Campania alla Puglia.


È naturale che se l’attenzione sulla Campania è aumentata i criminali scelgano altri posti meno attenzionati per portare a termine i loro sporchi affari. È dunque fondamentale, essere sempre informati, attenti e vigili sui propri territori, e soprattutto denunciare sempre, ma allo stesso tempo bisogna conoscere il problema per combatterlo. Più se ne parlerà meglio sarà per tutti, perchè riusciremo a proteggerci meglio, anzichè far finta di nulla o risolverlo con qualche comunicato stampa.

Proprio lunedì scorso il MoVimento 5 Stelle ha incontrato il commissario di governo ai roghi in Campania per portare le istanze dei cittadini e continuare la sua azione di propulsione affinchè non si allenti l’attenzione sul problema http://www.movimento5stelle.it/parlamento/ambiente/2017/06/serve-unazione-di-contrasto-ma-anche-preventiva-nella-terra-dei-fuochi.html noi non molliamo!

Regia Casalese per il traffico di rifiuti: in Puglia tombati anche gli scarti di Zuegg e Algida

Credibili, affidabili, accreditati dalla Regione Puglia e dalla Provincia di Foggia. Patente pubblica di serietà, al punto da annoverare tra i propri clienti di punta colossi del calibro della Zuegg e dell’Algida. Colossi, a quanto pare, che non erano al corrente di stare affidando gli scarti delle produzioni di gelati e succhi di frutta a una ditta, la Lufa di San Severo di Puglia, che avrebbe sotterrato 100mila tonnellate di rifiuti speciali nella zona Gargano.
Il retroscena dell’inchiesta che due giorni fa ha scoperchiato un traffico di rifiuti che dalla Campania avvelenava la Puglia, risiede nella rete di aziende che, a quanto pare in maniera del tutto ignara, collaboravano o si servivano con la Lufa e con la Pulitem di Casalnuovo. La prima proprietaria dell’impianto che avrebbe dovuto trasformare la spazzatura in fertilizzante, la seconda addetta al trasporto dei rifiuti da Napoli e Caserta al Foggiano. I clienti da un lato, dunque, le altre ditte di ecologia dall’altro, addette alla raccolta della spazzatura poi consegnata alla Pulitem e alla Lufa. Tutte ritenute dalla Dda barese inconsapevoli del fatto che quei rifiuti speciali per i quali pagavano uno smaltimento legale e quindi costoso, finivano tombati in Puglia anche sui terrei di Luigi Ferraro, fratello dell’ex consigliere regionale Nicola e con lui condannato per rapporti con i Casalesi. Con tutta probabilità si costituiranno in giudizio contro le aziende che li avrebbero, di fatto, truffati. Si tratta, come detto, della Zuegg che si serviva della Perna Ecologia Srl di Marigliano, e della Maya srl addetta al trasporto di fanghi industriali per conto della Unilever Italia Manufacting che appunto produce gelati con il marchio Algida. Condotte delle quali rispondono il napoletano Diego Aliperti e il suo socio Fabrizio Pio Mundi, di San Severo, entrambi finiti in carcere due giorni fa. Contro di loro ci sono le dichiarazioni di alcuni ex dipendenti, ma anche gli atti che sarebbero stati falsificati con analisi a campione utilizzate più e più volte per nascondere la reale entità dei rifiuti.

Inquinate le falde acquifere
Veleni che avrebbero compromesso, sin dal 2010, le falde acquifere del Gargano dove per molto tempo, secondo quanto sottoscrive il gip Annachiara Mastrorilli, le analisi non le hanno disposte né la Provincia di Foggia, tantomeno la Regione Puglia visto che, sempre secondo il quadro accusatorio tratteggiato dalla Dda di Bari, un funzionario dell’Arpa, Domenico Gramegna – finito ai domiciliari – avrebbe intascato delle tangenti per chiudere un occhio sui controlli. Inquietante il passaggio dell’ordinanza di custodia cautelare in cui dai controlli coordinati dalla guardia di finanza emergono dalle falde acquifere anomali picchi di fenolo che però Gramegna e i tecnici he lavorano per lui si guardano bene dal riportare nelle loro relazioni. Mentendo, secondo il gip. A scapito della salute pubblica.

I Casalesi e il ruolo di Luigi Ferraro
È iniziato tutto dai controlli intorno al podere di Luigi Ferraro, per un periodo ai domiciliari a Sciale degli Ulivi, località a pochi passi dal mare, a Manfredonia. È iniziato tutto seguendo quei camion che, partiti da Napoli, raccoglievano la spazzatura nel Vesuviano e nel Casertano e, almeno sulla carta, dovevano arrivare a San Severo dove c’è l’impianto di compostaggio della Lufa Service, l’azienda – una delle quattro – finite al centro della bufera giudiziaria che da due giorni vede indagate 42 persone tra la Campania e la Puglia.
Luigi Ferraro, fratello del più noto Nicola, ex consigliere regionale dell’Udeur in carcere da tempo. Libero, invece, Luigi, la sua «longa manus», per aver scontato la pena, vive di nuovo a Casal di Principe da qualche tempo. Imprenditori con la passione per la politica, i Ferraro, entrambi implicati in una serie di inchieste dalla Dda di Napoli su camorra e rifiuti, appalti e mazzette. Rifiuti. L’oro dei Casalesi. Sversati in Campania quelli delle aziende del nord, dicono le inchieste dirette fino a questo punto. Interrati nel profondo sud, dice la Dda di Bari che mercoledì ha spezzato l’asse che si era creato già nel 2010 e che fino al 2014 avrebbe permesso di far sparire la bellezza di 100mila tonnellate di rifiuti speciali destinati a diventare compost e finiti invece tombati nella zona del Gargano, un paradiso ecologico dove gli indagati avrebbero commesso un vero e proprio disastro ambientale. Un dipendente della Lufa, interrogato nel corso delle indagini, ha ricostruito per intero il business. «Arrivavano dalla Campania trenta autocarri e autotreni al giorno, ma l’impianto non era attrezzato per ricevere quantitativi di così alta portata. Questo non era un problema perché il ciclo legale sin dall’apertura dell’impianto non è mai stato rispettato», dice il testimone. «Quanto al problema dei formulari di accompagnamento, gli stessi certificati di analisi venivano usati per una pluralità di carichi e tutto sembrava in regola benché non lo fosse».
In particolare in località Ippocampo, in un’area nota come «bunker», ha trascorso diverso tempo agli arresti domiciliari Luigi Ferraro, in un podere di cui era addetto alla guardiania Giuseppe De Martino, noto con il soprannome di «gallina» che in passato aveva collaborato con i clan campani per il contrabbando di sigarette. Nell’agro di Manfredonia, dunque, secondo l’accusa, arrivavano i camion carichi di veleni sotto la regia del clan dei Casalesi.

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