Ex Pozzi – M5S A MINISTRO GALLETTI “STOP SILENZIO DI STATO, VOGLIAMO TEMPI CERTI PER LA BONIFICA” INTERROGAZIONE AL SENATO

Roma 21 Giugno, “ È la terza interrogazione che inviamo al Ministro dell’Ambiente, a Calvi Risorta in provincia di Caserta, nel sito della Ex Pozzi-Ginori, che ormai tutti conoscono come la discarica abusiva di rifiuti tossici interrati più grande d’Europa, si sta consumando un disastro ambientale clamoroso, e per di più sotto gli occhi di tutti.

Non è possibile che a distanza di 2 anni, si siano fatti solo proclami e zero fatti, è necessario iniziare a provvedere alla messa in sicurezza di quei terreni perché le indagini della Procura indicano livelli di tossicità e di contaminazione estremi. Ritengo sia vergognoso che i solleciti che la Procura ha inviato agli enti per la messa in sicurezza siano rimasti del tutto inascoltati, il Ministro Galletti ad oggi non ha proferito parola, qui ci danno solo veleni e silenzi di Stato!

Interrogazione 3-03820

Legislatura 17ª – Aula – Resoconto stenografico della seduta n. 841 del 20/06/2017

MORONESE, NUGNES, CASTALDI, DONNO, GIARRUSSO, CAPPELLETTI, PAGLINI, SANTANGELO, PUGLIA, LEZZI – Al Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare – Premesso che, a quanto risulta agli interroganti:
nella zona denominata “ex Pozzi Ginori”, così qualificata per la presenza dell’ex stabilimento di ceramiche da bagni, situata tra Calvi Risorta e Sparanise (Caserta), a partire dagli anni ’70 sono state realizzate attività di sversamento e gestione illecita di rifiuti, in particolare industriali, di notevole pericolosità per la salute e l’ambiente;
come risulta da notizie stampa (“la Repubblica”), il 7 giugno 2017 l’area a Calvi Risorta è stata sequestrata dai Carabinieri della Forestale. I sigilli sono stati posti su circa 47 ettari di terreno, su ordine del giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Santa Maria Capua Vetere e su richiesta del procuratore Maria Antonietta Troncone. L’ipotesi di reato, su cui si è mossa la Procura, è quella di disastro ambientale (art. 434 del codice penale) e di corrompimento di acque (art. 440 del codice penale);
attraverso tale provvedimento di sequestro preventivo, oltre all’area già oggetto del precedente sequestro, sono state sottoposte a sequestro altre ulteriori porzioni risultate anch’esse contaminate, aventi un’estensione di 32,80 ettari. Pertanto, l’area sottoposta a sequestro preventivo in data odierna ammonta complessivamente ad oltre 47 ettari. L’attività di caratterizzazione dei rifiuti e di monitoraggio del suolo, del sottosuolo e delle falde, nonché le successive analisi di laboratorio, sono state eseguite dall’ARPAC (Agenzia regionale per la protezione ambientale Campania) di Caserta;
considerato che:
nell’area, già nel giugno 2015, erano cominciate le attività di scavo per capire che cosa generasse i fumi che fuoriuscivano dal terreno. I risultati hanno evidenziato la presenza massiccia nel sottosuolo di rifiuti industriali e di fusti metallici contenenti presumibilmente solventi, questi ultimi individuati attraverso l’utilizzo del geomagnetometro, in dotazione all’allora Corpo forestale dello Stato;
la prima firmataria del presente atto di sindacato ispettivo con interrogazioni precedenti, che ad oggi non hanno ricevuto risposta (3-02075, presentata il 15 luglio 2015, e 3-03314, presentata il 22 novembre 2016), relativamente alla vicenda chiedeva ai Ministri quali azioni intendessero adottare per evitare il disastro ambientale;
dai suddetti scavi sono emersi imballaggi in carta e cartone, pannelli e scarti di rivestimenti in formica, film, metalli, bottiglie di vetro, scarti della lavorazione della ceramica (sanitari), vernici e smalti, tubazioni in PVC e residui del trattamento superficiale della plastica, polimeri ed altri materiali. I rifiuti campionati sono risultati in prevalenza speciali pericolosi, derivanti da attività produttive, contenenti sostanze potenzialmente tossiche, in grado di provocare danni di diversa gravità all’ambiente e agli esseri viventi, caratterizzati dalla presenza di contaminanti quali: zinco, piombo, idrocarburi che determinano caratteristiche di “tossicità per la riproduzione”, “ecotossicità”, “tossicità specifica per organi bersaglio e tossicità in caso di aspirazione” (“la Repubblica”, cronaca di Napoli, del 7 giugno 2017);
i risultati delle analisi delle acque sotterranee hanno confermato il superamento, nei campioni di acqua prelevata, della concentrazione della soglia di contaminazione (CSC) relativi ai policlorobifenili (PCB) ed al parametro degli idrocarburi totali;
l’ipotesi accusatoria contestata dalla Procura, disastro ambientale (art. 434 del codice penale) e di corrompimento di acque (art. 440 del codice penale), sarebbe stata confermata dal giudice per le indagini preliminari;
la Procura di Santa Maria Capua Vetere ha fatto sapere che “ha già da tempo, e reiteratamente, sollecitato le Pubbliche Amministrazioni competenti per materia affinché, venissero intraprese le prime misure di messa in sicurezza del sito e l’effettuazione degli interventi urgenti non procrastinabili, nonché l’adozione dei provvedimenti necessari alla complessiva caratterizzazione del sito ai fini della sua successiva bonifica” (sempre su “la Repubblica”);
considerato altresì che:
il Consiglio regionale della Campania, a novembre 2016, avrebbe stanziato 15 milioni di euro per la caratterizzazione, messa in sicurezza ed eventuale bonifica dell’area ex Pozzi Ginori, tuttavia nulla sino ad ora è stato fatto;
secondo i dati di Legambiente Campania, su circa 2.000 siti contaminati nella “Terra dei fuochi” per circa il 74 per cento, nessuna attività di bonifica è stata svolta, solo per 0,8 per cento sono stati svolti o sono in corso gli interventi di bonifica;
considerato inoltre che:
l’art. 250, comma 1, del decreto legislativo n. 152 del 2006 prevede che “Qualora i soggetti responsabili della contaminazione non provvedano direttamente agli adempimenti disposti dal presente titolo ovvero non siano individuabili e non provvedano né il proprietario del sito né altri soggetti interessati, le procedure e gli interventi di cui all’articolo 242 sono realizzati d’ufficio dal comune territorialmente competente e, ove questo non provveda, dalla regione, secondo l’ordine di priorità fissati dal piano regionale per la bonifica delle aree inquinate, avvalendosi anche di altri soggetti pubblici o privati, individuati ad esito di apposite procedure ad evidenza pubblica. Al fine di anticipare le somme per i predetti interventi le regioni possono istituire appositi fondi nell’ambito delle proprie disponibilità di bilancio”;
la legge n. 68 del 2015 sugli “ecoreati” ha introdotto (articolo 1, comma 1), tra l’altro, nel codice penale, l’art. 452-terdecies (“Omessa bonifica”) secondo cui “salvo che il fatto costituisca più grave reato, chiunque, essendovi obbligato per legge, per ordine del giudice ovvero di un’autorità pubblica, non provvede alla bonifica, al ripristino o al recupero dello stato dei luoghi è punito con la pena della reclusione da uno a quattro anni e con la multa da euro 20.000 a euro 80.000”;
risulta agli interroganti che nell’area ex Pozzi Ginori, a causa del clima estremamente torrido e caldo del mese in corso, si sarebbero sviluppati incendi, probabilmente per autocombustione, che hanno generato fumi tossici, che si sono riversati sui territori dei comuni limitrofi, e che con molta probabilità le temperature molto alte potrebbero dar vita ancora a nuovi incendi, anche di dimensioni molto grandi nei mesi futuri come quelli di luglio e agosto notoriamente caldi;
considerato infine che, ad avviso degli interroganti:
la situazione in cui versa la discarica ex Pozzi Ginori, definita già nel 2015 dal Corpo forestale dello Stato come la più grande d’Europa, è allarmante, considerato che a distanza di 2 anni dagli scavi non è stata avviata nemmeno la messa in sicurezza dell’area interessata;
anche in questa situazione, come in altre già verificatesi, si sta registrando un esonero di responsabilità a cascata delle amministrazioni coinvolte con impattante pregiudizio per l’ambiente e la salute,
si chiede di sapere:
se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza dei fatti;
se intenda, al fine di scongiurare che si assista ad un’impasse delle istituzioni responsabili, attivarsi presso le amministrazioni competenti, affinché sia avviata la messa in sicurezza e conseguente bonifica del sito, considerata la gravissima situazione di ipotesi di disastro ambientale formulata dalla Procura competente e le reiterate richieste di attivazione rivolte dalla stessa alle pubbliche amministrazioni competenti, anche alla luce delle ricadute sulla salute della popolazione, nonché della possibile contaminazione dei terreni e delle coltivazioni circostanti;
quali iniziative, anche di carattere normativo, intenda assumere, affinché si impongano tempi certi ed eventuali sanzioni per le pubbliche amministrazioni coinvolte in procedure di bonifica contraddistinte da particolare gravità, come nel caso di specie;
se intenda intervenire, e con quali misure, per arrestare e prevenire gli incendi nell’area che, con la combustione anche dei rifiuti tossici presenti nella zona, intossicano con i loro fumi i cittadini residenti nelle aree dei comuni limitrofi.

Il Mattino di Caserta 23 Giugno 2017

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