Indagati i vertici del consorzio ASI di Caserta, per inquinamento ambientale

L’inquinamento delle acque, dei Regi Lagni, il malfunzionamento della depurazione è un qualcosa che denunciamo da sempre, ma la Regione Campania, responsabile della gestione non muove un solo dito da anni ed anni, a questo punto non posso che apprezzare il lavoro della magistratura che deve intervenire a tutela della salute pubblica e dell’ambiente. Nonostante la situazione disastrosa ed evidente a tutti, sono e siamo sempre a disposizione di chiunque voglia lavorare davvero per uscire da questa situazione, ma se la Regione non si muove per prima non potremo far nulla, perchè le competenze sono tutte in capo ad essa.

Scarti industriali in Regi Lagni, sequestro in area Asi Caserta In campioni acqua prelevati sono stati rilevati valori alterati

Napoli, 22 giu. (askanews) – Sequestro preventivo d’urgenza per il collettore del Consorzio Asi di Caserta, in località Pozzo Bianco a Marcianise. A eseguire il decreto, emesso dalla procura di Santa Maria Capua Vetere, poi convalidato dal locale gip, i carabinieri forestali. Secondo quanto emerso, le acque reflue e gli scarti di lavorazione delle aziende che ci sono nella zona industriale, tra le quali il centro orafo Tarì e la Ifis Spa, sarebbero state smaltite illecitamente attraverso il collettore che scarica prima nel canale Saglianico e poi nei Regi Lagni, in assenza di autorizzazioni e di trattamento di depurazione. Le indagini sono state avviate dopo una serie di controlli sugli scarichi e sulle emissioni di acque reflue. Accertamenti che hanno permesso di verificare che i campioni di acqua, analizzati dall’Arpac, avrebbero rilevato valori alterati di escherichia coli, azoto nitroso e azoto ammoniacale. Risultano indagati il presidente del Consorzio Asi e i rappresentanti legali delle aziende ritenute responsabili degli scarichi illeciti. In una nota il procuratore sammaritano Maria Antonietta Troncone ha sottolineato che i vertici delle ditte, “cooperando colposamente tra di loro, per negligenza, imprudenza e imperizia, e in violazione del principio di precauzione e prevenzione, cagionavano – scrive – con detta abusiva condotta anche la compromissione e un deterioramento significativo e misurabile delle acque del canale Saglianico”. Contestato anche l’illecito amministrativo di “responsabilità amministrativa degli Enti” per l’ingiusto profitto conseguito nel non chiedere la prevista autorizzazione ambientale per lo scarico aperto abusivamente. Psc 20190622T162021Z

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