In ricordo di Don Peppe Diana

Ricorre oggi, 19 Marzo 2014, il ventesimo anniversario di un tragico evento che ancora oggi, per un territorio come quello di Casal di Principe, dell’Agro Aversano, la Campania e l’Italia rappresenta una delle pagine più buie della lotta alla camorra e alle mafie.
Ma quella mattina del 19 marzo del 1994, il brutale assassinio di Don Peppe Diana, pur nel buio di un evento tanto tragico ha rappresentato quella scintilla che nel corso degli anni ha dato il via a una lotta senza quartiere contro i clan della camorra che imperversano in ogni angolo del Paese.
Una lotta senza quartiere condotta su molteplici fronti. Dalla dura azione repressiva di magistratura e forze dell’ordine impegnati senza sosta a dare la caccia a latitanti pericolosissimi come Francesco Schiavone, Michele Zagaria e Antonio Iovine, al sequestro e alla confisca dei patrimoni ultra milionari dei clan volti a demolirne lo strapotere economico. Dalle leggi per tutelare gli apparati istituzionali, in primis i sindaci e le amministrazioni comunali continuamente preda di scioglimenti per infiltrazioni mafiose, fino alla possibilità di liberare dal tabù il parlare e denunciare liberamente fatti e uomini di camorra, secondo quella grande lezione di vita che Don Peppe Diana volle trasferirci nel 1991 con la stesura del documento “Per amore del mio popolo io non tacerò”.
Una lezione che le recenti dichiarazioni del Procuratore Nazionale Antimafia, Franco Roberti, a proposito dello smantellamento dei clan camorristici, non possono e non devono portarci a passarla nel dimenticatoio, soprattutto in un periodo di crisi economica dal quale fatichiamo ad uscire e che potrebbe rappresentare l’occasione propizia per una riorganizzazione dei clan.
Oggi più che mai il solco scavato dalle parole di Don Peppe, la sua azione continua, senza sosta e senza tregua per contrastare l’emarginazione lo sfruttamento e il malaffare, scegliendo di stare dalla parte dei cittadini devono riecheggiare in ogni angolo del Paese affinché termini come camorra, mafia, ndrangheta e criminalità organizzata diventino presto termini da libri di storia.

“Forse le nostre comunità avranno bisogno di nuovi modelli di comportamento: certamente di realtà, di testimonianze, di esempi, per essere credibili”.

Così scriveva Don Peppe Diana. Se fosse la politica a dare in primis il buon esempio sarebbe gia’ un inizio.

One Comment

  1. MI CHIAMO ALFONSO LETIZIA E SONO PRESIDENTE DI “DIAMO VOCE ALL’ARTE” ASSOCIAZIONE CHE OPERA NEL SOCIALE ATTRAVERSO L’ARTE DELLA MUSICA , DEL CANTO , DELLA PITTURA , DELLA POESIA E DELLA CULTURA , ABITO A CASAL DI PRINCIPE E SONO STATO PARTECIPE CON ISTITUZIONI DEL POSTO A DARE UN SEGNO DI CAMBIAMENTO PER IL VENTENNALE DI DON PEPPINO DIANA ED E’ GIUSTO CIO CHE HA DETTO !
    NOI SIAMO CONSAPEVOLI IN QUANTO CONOSCIAMO TUTTO CIO’ CHE ACCADE NEL NOSTRO COMUNE , PERO’ LE FACCIO PRESENTE , CHE IL POPOLO CASALESE ASPETTA CHE I POLITICI FACESSERO PIU’ UNA DEDICA CON CUORE E NON RIPETERE CIO CHE IL POPOLO CONOSCE GIA’ ATTRAVERSO GIORNALI E FORME ISTITUZIONALI , NON ABBIAMO BISOGNO DI INFORMAZIONI GIA LE ABBIAMO . “NOI SIAMO UN POPOLO E PER DEMOCRAZIA IL POPOLO E’ SOVRANO IN QUANTO ITALIANI”

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